multimediaVajont.ORG

 

La diga del Vajont oggi

Vajont?

L'Italia dimentica molto, ma in compenso legge molto poco ...

La diga del Vajont TizianoL'eccidio del Vajont è a tutti gli effetti una strage esemplare di mafia e di sottogoverno e, a buon diritto, può essere considerata come la Madre di tutte le Vergogne Nazionali. Con gli anniversari gestiti e ipocritamente celebrati tuttoggi, a Longarone, dagli eredi politici della fu-DC e quindi dallo stesso genere di mafia che generarò, lucrarò, nascose e poi depistò quel delitto (vedi cronologia 2004, e questo capitolo dell'unico libro sugli effetti del "dopoVajont" finora dato alle stampe, e indicato piu' sotto).

Come scrisse l'avvocato di parte civile Ertana Sandro Canestrini nel processo, «È una storia di Sapienti che non sapevano, e di Ingegneri senza ingegno: sapevano tutto, e nient'altro». Tutto il resto, è Memoria di tragedie, bugie di noti scrittori e giornalisti d'accatto, scandali e mangiatoie di politicanti... con certo qualche insegnamento da trarre nel nostro vivere quotidiano.

Raggruppo qui un bel po' di documentazione e diversi testi relativi al Vajont. Tutti li ho letti, e tutti quelli che ho potuto, acquistati. E qui sotto, per mille motivi, non c'è nemmeno tutto. Una quarantina di recensioni ragionate, le ho condivise via Anobii.com. Alcuni di questi documenti li ho recuperati dall'oblio degli scaffali e digitalizzati perchè diversamente sarebbero 'perduti', obsoleti, lontani o difficilmente raggiungibili per il singolo.

Come ho sentito di dover fare ad esempio, argomento Vajont per un momento a parte, anche per il «libro Bianco della Giustizia» (del gennaio 2006), autoprodotto e diffuso localmente dalla A. N. Magistrati del Friuli Venezia Giulia. Che ci segnala esplicitamente un altro tipo di "Vajont" annunciato. Un''ennesimo "Vajont annunciato" di questa «valle ertana CONTEMPORANEA» che va dal Brennero a Lampedusa: la «Patria del diritto, ma anche del rovescio», come annotava cinicamente Leo Longanesi.
E come dargli torto?

Loading...

CAPIRE (anche) IL VAJONT:

L'anonima DC.
Trent'anni di scandali da Fiumicino al Quirinale

di Orazio Barrese e Massimo Caprara
Finestre sul '900 italiano: tra guerra fredda e anni di piombo - Anni '70 - Storia del crimine organizzato in Italia - Mafia dei colletti bianchi

0 Dalla quarta di copertina:
«Forchettoni, vandali, corvi, avvoltoi» sono le etichette che la pubblicistica e la denuncia delle sinistre hanno affibbiato per oltre trent'anni, per tutto il corso della restaurazione capitalistica, ai responsabili dei maggiori scandali nazionali che venivano scoperti con le mani nel sacco. Gli autori di questo libro ricostruiscono l'occupazione del potere da parte della DC e i più gravi fenomeni degenerativi di lucro estorto e di corruzione che hanno coinvolto uomini e gruppi del partito dominante, centri economici pubblici e privati, banche e poteri dello Stato.
Una folla d'affaristi, profittatori, portaborse, guardaspalle e prestanomi di ministri, alti prelati, amministratori pubblici, generali e alti magistrati; un sottobosco di favori, protezioni, concessioni, benefìci indebiti occupano le pagine di questo libro con un crescendo che punta sempre più alto.
Dai primi scandali a ridosso degli anni Quaranta-Sessanta (monsignor Prettner che ricicla valuta attraverso i canali del Vaticano; il Giuffrè "banchiere di Dio", che incamera miliardi per le "opere di religione"; la grande casata dei conti Torlonia che s'impingua ulteriormente vendendo le "zolle d'oro" di Fiumicino), si arriva poi agli sfrontati profittatori di Stato (Trabucchi, il ministro delle banane e poi del tabacco messicano).

Vajont+GIOVANNILEONEMan mano, si sale ai "grandi elemosinieri", che dal torbido giro internazionale del petrolio gonfiano le tangenti per i partiti al governo (Valerio, Cazzaniga); si passa attraverso gli sportelli bancari dei santuari del capitale, custoditi da fiduciari di ferro della DC (Arcaini, Ventriglia); si tocca la complice "delinquescenza" dei boiardi di Stato (Cefis, Einaudi, Petrilli, Girotti, Di Cagno); si transita nelle ville dei "robbery barons", i baroni ladri delle commesse militari (i fratelli Lefébvre D'Ovidio, Crociani), per sfociare nel gran mare, agitato da correnti in lotta, degli uomini politici coinvolti, da Andreotti a Fanfani, Cossiga, Zaccagnini, Colombo, Rumor, Preti, Tanassi, Gui fino all'apoteosi oscena del presidente Leone.
Questo libro solleva qualche lembo dietro gli "omissis" imposti al testo del rapporto della commissione del Congresso Americano (la 'Commissione Pike') che ha indagato sui finanziamenti della CIA agli uomini politici e ai partiti di vari paesi compresa l'Italia, riaprendo in tal modo il dibattito sulle dirette responsabilità del più alto vertice istituzionale.

Feltrinelli Editore, 1977 - 293 pagine



Vai all'inizio

  • Le ANNOTAZIONI (dell'anno 2000) di Arzenton Carolina, moglie di Vincenzo Teza.
    Documento che pongo volentieri in cima a tutto il resto. Fino ad ora inedito al pubblico, secondo me descrive meglio di ogni altro cosa abbia rappresentato per i familiari delle vittime il «dopo-Vajont». E invece di digitalizzarlo in modalità testo, ho scelto di condividerlo per immagini, per preservarne la lancinante, originale evidenza.
    Questo breve manoscritto venne dato a Renzo Martinelli, il regista di "Vajont - La diga della vergogna" quando venne a Longarone prima di girare le scene per poter documentarsi. Io credo che il sottotitolo della pellicola ["La diga della Vergogna] debba molto a questo quaderno, di cui solo dopo un paio d'anni di ns. frequentazione Carolina - col pudore caratteristico delle persone oneste - mi ha messo a conoscenza. In seguito venne fatto leggere anche alla giornalista Lucia Vastano, presente con decine di colleghi alla conferenza stampa finale avvenuta dopo la proiezione del film, in anteprima assoluta, sulla diga del Vajont nel 2001 . E l'unica tra i colleghi giornalisti a ritornare tra questa gente, a Longarone, a conoscere i familiari delle vittime, a documentarsi e a scriverne.
    Le poche pagine di questo quaderno divennero insomma lo spunto iniziale dell'inchiesta di "Narcomafie" (giugno 2002), poi sfociata e sviluppatasi nel libro "Vajont - L'onda lunga: 40 anni di tragedia e scandali" presentato nella sua prima stesura a Longarone e a Belluno nell'ottobre del 2003. La prima tiratura si esaurì in pochi giorni.
    Questo quaderno lo metto in testa a tutta la "letteratura Ufficiale" scritta fino a prova contraria - da persone "esterne" a questa STRAGE di MAFIA. Giornalisti, storici, docenti e professionisti vari italiani e non, e a vario titolo interessati al tema. Il termine 'Vajont oggi si può sintetizzare nel concetto di *INACCETTABILITÀ*. Lo scritto di Carolina viene appunto dal DOLORE e dallo SCHIFO INESTINGUIBILE che da quel 9 ottobre solo ad ALCUNI tra Sopravvissuti e superstiti** permane nella CARNE.
    (** = N.B.: «Sopravvissuti» e «superstiti» NON è la stessa cosa. NON è un SINONIMO, e MENO CHE MAI a Longarone e nel "Vajont". E chi non capisce *questo*, difficilmente può COGLIERE tutto il resto e inquadrare correttamente il "dopo".).

    A parere dello scrivente, tutto quanto il materiale che qui sotto segue (i testi, i documenti d'epoca), sarebbe opportuno leggerlo e CONTESTUALIZZARLO (data, autore/fonte) tenendo conto come in una sentenza permanente e definitiva di quanto descrive con amara immensa dignità la signora Arzenton.
    La dignità e consapevolezza di sè e della giustizia denegata, come parole ed atti testimoniano, che MANCA nei presunti «depositari» della Memoria «istituzionale» e nazionalpopolare. L'immagine che chiude il documento, altro non è che la dedica autografa della giornalista Vastano a Carolina, sulla loro copia.

    Vincenzo e Carolina verranno DENUNCIATI CON PROVE e TESTIMONIANZE FALSE e costruite A TAVOLINO (nel 2004) per «vandalismi» all'interno del Cimitero di Fortogna - 26 Aprile 2006 è la data del processo mosso contro di loro dal cosiddetto 'primo cittadino'.
    Era un «atto dovuto», ha poi affermato al giudice il «Primo Custode della Memoria FASULLA» e DELINQUENTE. E il giudice in aula concludendo l'udienza ha espresso tutta la sua umana solidarietà ai coniugi Teza.

    Il documento che ora vedrete QUI non possiede titolo: potrete inventarvene uno voi, dopo. E sempre se lo vorrete, fatemelo per favore conoscere. Buona visione,
    Tiziano dal Farra.


    Per le testimonianze di chi c'era, la pagina dedicata è questa.


    DOCUMENTI

  • commissioneInchiesta'64La Commissione parlamentare di inchiesta sul disastro del Vajont, istituita con la legge 22 maggio 1964, n. 370, ebbe il compito di accertare le cause della catastrofe e le responsabilità pubbliche e private ad esse inerenti, di esaminare la rispondenza della legislazione alla prassi amministrativa e alle esigenze di tutela della sicurezza collettiva, nonchŽ l'idoneità delle misure preventivate e adottate a favore delle popolazioni colpite.
    La Commissione, composta da 15 senatori e 15 deputati, si costituì il 14 luglio 1964, ed era presieduta da un parlamentare, il senatore Leopoldo Rubinacci, scelto d'accordo tra i Presidenti dei due rami del Parlamento, al di fuori dei 30 componenti. Entro quattro mesi dall'entrata in vigore della legge, doveva presentare una relazione sui risultati dellÕinchiesta, non trascurando di formulare indicazioni di politica legislativa in tema di funzionamento della pubblica amministrazione nel settore delle opere idrauliche e di sistemazione idrogeologica del territorio nazionale.
    Allo scopo di assicurare la più adeguata operatività alle indagini, approfondendo le varie problematiche inerenti l'oggetto dell'inchiesta, la Commissione decise di formare quattro Gruppi di lavoro.

    1. 0 VIGILI del FUOCO (1). «Longarone anno zero», di Felice Borsato, l'inviato speciale de «Il Giornale d'Italia» di Roma sui luoghi del sinistro.
      Scritto nel 1963 e in piccola tiratura, non rintracciabile se non in biblioteche. Io ne ho reperito una copia (in pessime condizioni) presso la biblioteca di Pordenone.
      Si puo' definirlo un articolo di giornale molto lungo, una sorta di dossier in cinque capitoli, piu' uno fotografico in appendice che ho dovuto omettere a causa della scarsa qualità fotografica delle fotocopie ottenute dalla biblioteca. Non è colpa dell'ente: le immagini del libro, scattate con i mezzi dell'epoca, erano già "povere" qualitativamente in origine. In ogni caso, una interessante testimonianza dedicata principalmente all'opera svolta dal Corpo dei Vigili del fuoco, dei soldati e dei civili. Che sul luogo del disastro, «hanno lavorato ininterrottamente, lottando con i badili, coi picconi, colle sole unghie contro la massa di fango». Longarone anno zero, in versione scaricabile PDF (208 kb) e in versione online.
    2. 0 VIGILI del FUOCO (2).
      Le copie dei rapporti ufficiali sull'operato del Corpo dei Vigili del Fuoco dal 9 ottobre al 23 dicembre 1963 raccolti in un numero speciale della rivista mensile 'ANTINCENDIO E PROTEZIONE CIVILE' del gennaio '64.
    3. 0 VIGILI del FUOCO (3).
      Tutte le immagini - parecchie inedite - di questo ultimo straordinario report.
    4. 0 VIGILI del FUOCO (4).
      Furono settanta giorni di operazioni, e di ricerca e recupero delle salme.
      Da ultimo, qui ricordati tutti i nomi del personale del Corpo dei Vigili del Fuoco impiegato nell'emergenza «Longarone».

  • 0 Il 'libro Bianco' presentato da parlamentari del PCI al presidente Segni il 13 ottobre 1963. (2,7 MB, PDF scaricabile).
    Ho anche digitalizzato l'appendice al suddetto "Libro bianco", che ho trovato in copia originale presso la biblioteca Joppi del Comune di Udine, altro ente pubblico che ringrazio.

  • «VAJONT 9 ottobre 1963» (Opera Diocesana di Assistenza, Belluno, 1964).
    È l'elenco alfabetico dei deceduti e delle famiglie colpite. Questo libro, proposto per la ristampa in piccola serie (1500 copie) dal Comitato Sopravvissuti per le celebrazioni del 40° anniversario, non ebbe fortuna grazie agli sgambetti burocratici e ai plateali conflitti d'interesse del Sindaco di Longarone, il presunto "primo difensore della Memoria".
    Ora digitalizzato in immagini e quindi disponibile a tutti.
  • 0 Dal giornale "Il Secolo XX" (oggi "Il Secolo", organo di AN), ex organo di partito del M.S.I. di Giorgio Almirante, un interessante articolo/inchiesta dell'ottobre 1963. Al di là della prosa pittoresca ("jene rosse") tipica delle ideologie dell'epoca, il valore documentale di questo scritto è a mio avviso evidente. A fronte delle incredibili versioni date dal partito di maggioranza, all'interno del quale il crimine del Vajont trovò uomini, condizioni e (poi) coperture per svilupparsi e sgonfiare il processo, troviamo che agli estremi opposti dell'arco parlamentare i veri noccioli del problema venivano apertamente delineati e denunciati fin dai primi giorni con nomi e cognomi, seppure con finalità ideologiche antagoniste. Sappiamo oggi com'è andata a finire, nonostante tutto questo "impegno" parlamentare per la verità. Ed anzi, possiamo prendere atto di come la tragedia del Vajont - dal punto di vista dei Sopravvissuti ed in genere dal quello delle persone oneste e consapevoli - NON SIA mai CONCLUSA.

    POTEVANO SALVARLI TUTTI - Il SECOLO XX, 30 ottobre 1963



  • 0 - Storia della SADE:

    a) documento PDF (96 kb) dal 1905 - 1955

    - b) storia, dettagliata, dalla fondazione al 1929 (grazie, Blackout)



  • 0 Altro documento interessante.
    Il periodico EPOCA, in uno speciale dell'ottobre 1963: LA STORIA DI UNA NOTTE MALEDETTA
  • Testo delle relazioni dei sindaci di Longarone, Erto e Casso, Castellavazzo sul tema: " LA CRISI DELLA GIUSTIZIA VISTA DALLA VALLE DEL VAJONT", dibattito pubblico tenuto il 10 gennaio 1970, in Belluno, nella giornata di commemorazione delle 2000 vittime indetta dal Comitato Unitario d'Appello per la Giustizia dopo la PRIMA sentenza del processo "Vajont".
    Ringrazio Erica e Mauro, che mi hanno donato il documento originale, scovato su una bancarella.
    Leggilo
  • Giulio Cesare Carloni, «Il Vajont trent'anni dopo» CLUEB edizioni, Bologna, 1995. Qui un estratto.

    La frana del Vaiont è stata uno degli eventi più tragici del secondo dopoguerra in Italia. Prevedibile e prevista in quasi tutti i suoi aspetti, ancora oggi, a distanza di oltre trent'anni, viene ricordata per le immani conseguenze che colpirono le popolazioni di Longarone e della valle del Piave vittime di una speculazione selvaggia del loro territorio. Ricordare quegli avvenimenti attraverso la cronaca dell'esperienza vissuta da un giovane geologo costituisce una memoria storica per condurre le nuove generazioni sulle tracce di ciò che è stato. Questo pamphlet vuole essere anche un motivo di riflessione per tutti coloro che, confidando nelle proprie capacità tecniche e di controllo della natura, ignorano o fingono di conoscerne i molteplici aspetti evolutivi, assai spesso condizionati dalla presenza dell'Uomo.

    Giulio Cesare Carloni, nato a Cingoli (Mc) nel 1935, è professore ordinario di Geologia applicata per la laurea in Ingegneria dell'Ambiente e del Territorio presso l'Università di Bologna. Ha compiuto ricerche geologiche nell'Appennino Centrale, in Sardegna, in Calabria e in Carnia (Friuli).
    In particolare ha rilevato la frana del Vaiont e si occupa di problema pratici di Geologia Ambientale. Attualmente (1995) coordina la Commissione Erasmus-Tempus dell'Ateneo di Bologna ed è membro del Consiglio di Amministrazione dell'Azienda Comunale per il Diritto allo Studio Universitario.

  • La cosiddetta "legge Vajont", (vers. scaricabile, PDF, 1,3 MB) del 26 ottobre 1963.
    Una buona legge nelle intenzioni, poi malissimo applicata e se ne vedono gli effetti. Probabilmente la capostipite del detto «fatta la legge, trovato l'inganno», e che finanziamo (paghiamo) tutti tuttora.
    Unici veri esclusi dai benefici di legge e provvidenze, come le evidenze dimostrano, sono proprio i Sopravvissuti. Quelli che sarebbero dovuti essere - teoricamente! - i "destinatari primi" del suddetto provvedimento.
    Approfondimenti sul tema: [leggi QUI], [e QUI].
  • «Una arringa per Longarone», di Odoardo Ascari, 1973.
    L'avvocato Ascari fu uno degli avvocati di parte civile nel processo e per i suoi meriti umani e professionali ottenne in seguito la cittadinanza onoraria (dagli ipocriti) di Longarone.
    Estremamente interessante e tratti allucinante, come quando (ed è solo un esempio) gli avvocati della difesa degli imputati ENEL/SADE inquadrano i danni del Comune di Longarone come un "danno da mancato introito delle tasse" - per le casse comunali - a causa dei cittadini/contribuenti deceduti.
    Quindi, non un eccidio doloso e da perseguirsi in quanto tale, ma un danno monetario astratto e contabile da dover in qualche modo ripianare con una multa. Mio commento. Da leggere nella versione online e versione scaricabile.
  • [ 0  In INGLESE: «Kinematics and Discontinuous Deformation Analysis of Landslide Movement», (Rio de Janeiro, Nov. 10-14th, 1997) di Nicholas Sitar (Department of Civil and Environmental Engineering - University of California, Berkeley, USA) e Mary M. MacLaughlin (Department of Geological Engineering, Montana Tech, Butte, Montana, USA).
    Scarica il documento pdf, 256 Kb.

  • [ 0 «Landslides and Environmental Change» - Christopher Kilburn, 27/03/2001.
    Download the PDF document, 753 Kb. ]0

  • [ 0 «History of the 1963 Vaiont slide: the importance of geological factors»; Edoardo Semenza, colla collega Monica Ghirotti, descrive la frana. (In lingua inglese, 688 kb, scaricabile) ]

  • [ 0 Giornale di Geologia Applicata 1 (2005) « The 1963 Vaiont Landslide »
    by Rinaldo Genevois, and Monica Ghirotti, a PDF document, (4,5 MB) ]

  • 0 Tesi di laurea, 2003, Sociologia. "La Memoria del Vajont".
    Magnifica tesi di Claudio Leoni di Sannazzaro de' Burgundi, Pavia, datata 2004: 340 kb in versione scaricabile PDF aggiornata e affinata.
    Versione in cartella HTML zippata scaricabile, 716 kb (secondo me, il miglior compromesso).
    Qui per leggerla nella versione online a capitoli (visione + rapida).
    Qui il file per l'eventuale stampa dal web, monoblocco: questa ci mette un po', prima di comparire tutta a schermo (è una pagina da 480 kb!).
    Encomiabile: fino all'anno precedente a questo impegno, Claudio NON conosceva nemmeno di striscio il "Vajont". Dunque un'ottima e per molti versi straordinaria opera, poi donata dall'autore che io per primo ringrazio.
    Un vero peccato secondo me che Claudio non sia "arrivato" in tempo per partecipare al Concorso del Quarantennale.
    In questa ipotesi a mio giudizio avrebbe strameritato un riconoscimento concreto che la potesse trasformare in libro vero. Molto più meritorio ed interessante di diverse 'patacche' e assolute porcherie invece proposte e premiate nell'occasione, ma tant'è, a Longarone. Occorre farsene una ragione.
    Naturalmente la laurea in Sociologia è stata ottenuta coi vivi complimenti dei suoi esaminatori (e di parecchi lettori via mail a questo, posso assicurare io.)

  • UN ALTRO DONO MOLTO APPREZZATO: ricevo una tesina «tecnica» di GEOLOGIA del 2002 da Enrica Frare, una studentessa di Valdobbiadene (TV). Laureata in scienze Biologiche, che al momento in cui scrivo sta facendosi la Laurea specialistica in Genomica Funzionale.
    Grazie quindi ad Enrica; e grazie anche alla sua amica Nadia - incontrata dal sottoscritto alla Biblioteca Scientifica di Trieste - che venendo a sapere delle mie ricerche, si è ricordata della tesina e ci ha messi in contatto: Vajont, 9 ottobre 1963
    Puoi scaricare il documento nei formati: [1) PDF Acrobat, 940k] oppure [2) HTML zippato, 900k]
  • Altra 'tesina', di Manlio Casagrande.
    Facoltà: Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico. In questo lavoro, l'autore vuole "analizzare come alcuni quotidiani abbiano coperto il tragico evento della frana sul bacino artificiale del Vajont; come abbiano trattato l'argomento nei giorni appena successivi alla sciagura e quanto spazio abbiano dato alle proteste della popolazione locale prima che questo episodio si verificasse. Nonché i risvolti politici, l'influenza delle proprietà di alcuni giornali, lo scontro ideologico tra comunisti e «il resto del mondo», l'utilizzo di un linguaggio spesso condizionante, soprattutto per un lettore sprovveduto".
    Vajont, 9/10/'63: versione PDF (consigliato) - Versione HTML
  • 0 La miserabile transazione dell'Enel, altra geniale trovata del "fine giurista" Giovanni Leone, a capo del collegio di difesa degli imputati nel Processo Vajont. Manovra descritta nel libro "La notte del Vajont", edito a cura della CGIL di Belluno, presso la quale puo' essere richiesto.
    L'Onorevole Leone, tre mesi prima di riprendere servizio in avvocatura, era stato come presidente del consiglio dei Ministri a promettere "Giustizia" sulla pietraia di Longarone.
  • IlGrandeVajontRecensione - commento: Mario Passi, Vajont senza fine
    (In libreria, caldamente consigliato l'acquisto a chi vuole capire davvero il "Vajont" e il "dopo").
    Edit. Baldini Castoldi Dalai, pagine 174, Euro 13,40. Collana: I saggi ISBN: 8884904420.
    "Pochi istanti, e duemila persone morirono in una guerra che non seppero di avere combattuto", così si conclude questo "Vajont senza fine", di Mario Passi per il quale Marco Paolini, il cantore teatrale del Vajont, ha scritto delle singolari "istruzioni per l'uso".
    A quarant'anni di distanza, un testimone che l'ha vissuta come giornalista e collega di Tina Merlin torna a raccontare quella storia, densa di ricordi e di personaggi, che continua a proiettare la sua ombra sulla società italiana. La storia di un'esclusione di intere popolazioni da scelte che mettevano in gioco la loro vita. La costruzione di una diga, un bacino idroelettrico, una frana gigantesca che si apre sul fianco della montagna, e la decisione di correre un rischio calcolato, di andare avanti comunque: fino al disastro del 9 ottobre 1963.
  • VAJONT, STAVA, AGENT ORANGE - IL COSTO DI SCELTE IRRESPONSABILI», saggio di Nicola Walter Palmieri(1997). Estremamente interessante, sotto il profilo giuridico. E non solo.
  • Recensione - commento: Tina Merlin, Sulla pelle viva
    (Consigliato l'acquisto a chi vuole capire davvero il "Vajont").
  • Recensione - commento: Sandro Canestrini, Vajont, genocidio di poveri
    (Anche di questo consiglio l'acquisto a chi vuole capire davvero).
  • 0 SEGNALAZIONE 1:
    "Il Grande Vajont", di Maurizio Reberschak. (www.cierrenet.it). 584 pagine, in libreria.
    Tecnico, asettico, completo, preciso, lettura impegnativa ma certo appagante (per me, almeno). Destinazione: addetti ai lavori, appassionati del Vajont. La "Bibbia" documentale. Contiene - a un certo punto - una contraddizione grossa come la diga, e interessante anche per i magistrati. Ma di questo particolare avro' occasione di scrivere in futuro.
  • SEGNALAZIONE, 2:
    Tina Merlin, postumo, «La rabbia e la speranza», ed. CIERRE Verona (www.cierrenet.it).
    264 pagine, Euro 12,50 (in libreria, caldamente consigliato l'acquisto a chi vuole approfondire davvero il "Vajont").
  • SEGNALAZIONE, 3: SAGGI STORICI.
    LA VERITà FA PIU' PAURA DELLA FRANA DI UNA MONTAGNA.
    TINA MERLIN, PARTIGIANA, GIORNALISTA, SCRITTRICE
    , Ed. EDICICLO, 2005. Pagine 250.
    Collana: materiali e strumenti, 2005.
    ISBN: 8889100222.
    Con contributi di Cesco Chinello, Renata Cibin, Neno Coldagelli, Francesco D'Alberto, Elisa Di Benedetto, Renzo Franzin, Mario Isnenghi, Adriana Lotto, Delia Murer, Maria Teresa Sega, Ferruccio Vendramini, Lalla Trupia.
    Il volume raccoglie gli atti di un convegno dedicato dall'Istituto veneziano per la Storia della Resistenza e della società contemporanea a Tina Merlin nel 2003, a quarant'anni dal Vajont, con l'intento di tracciare di questa donna un ritratto a più dimensioni, attraverso le testimonianze di chi l'aveva conosciuta da vicino.
    Si forma così il quadro di una personalità complessa, una donna che si dedicò non solo ai fatti del Vajont, della sua terra violata, ma anche alle lotte operaie dell'«autunno caldo» e alle condizioni delle lavoratrici. Tina Merlin fu partigiana, militante politica comunista, e in seguito voce critica della memoria resistenziale, contro omissioni e distorcimenti, resistente sempre; giornalista e infine narratrice, che ci ha donato alcuni tra i più bei racconti della dimensione femminile nella guerra di liberazione.
  • Carlo Semenza (articolo).
    La Diga del Vajont. Un articolo a 'quattro mani' a firma degli ingegneri Semenza Carlo e Ruol Mario, tratto dalla rivista "Il Noncello" (che oggi è divenuta "La Panàrie"). Dell'estate 1960, illustra l'idea che ne avevano, in finale di costruzione, gli artefici del 'manufatto'. Al momento di andare in stampa, la diga era stata nel frattempo ultimata.
  • 0 «Gli scritti di Carlo Semenza», (libro). Una antologia del 1962 edita dalla SADE e curata da Vincenzo Ferniani, il 'maestro' dell'Ingegnere Semenza cui questo "tributo" postumo è dedicato. Il casuale e fortuito ritrovamento a Trieste di una copia intonsa di quest'opera in tiratura limitata me la rende d'indubbio interesse. Anche per via di numerose e interessanti foto e schemi.
  • Il capitolo della RICOSTRUZIONE
    Il rapporto tecnico analitico sul quale il gruppo coordinato dall'architetto Samonà si basò per le direttrici d'intervento (poi stravolte o semplicemente ignorate dalle varie amministrazioni locali). Quello in esame riguarda esclusivamente la parte bellunese. Ho omesso le tediose pagine di tabelle numeriche (le crude cifre) per comodità, per lasciare lo spazio al ragionamento dei 'tecnici'. La parte 'friulanà del progetto Samonà è corposa il doppio e me la lavorerò in un secondo tempo.
  • Poeti (1).
    «Marcinelle/Vajont/Chernobyl», [Friulano (l'originale)].
    Si tratta di un'ode del poeta dialettale friulano Leonardo Zannier.
    [In italiano] [Francese] [NOTE, bibliografia] [Dello Zannier, vedi anche: "Ai Cramârs"]
  • Poeti (2).
    «Ai morti del Vajont» - componimento amaramente sardonico di Marcello Pirro (1963).
  • Poeti (3).
    «VAJONT» - Raccolta di pagine amare e appassionate di Pittarello Bruno.
    Con presentazione di Toni Sirena e commento di Bridda Dino
  • 0 Il verbale del veemente intervento al Parlamento del deputato PCI Mario Lizzero in data 15 ottobre 1963.
  • 0 Le ombre di Erto e Casso, di Armando Gervasoni.
    Un libro esplicitamente impietoso. Comunque, un documento decisamente ricco d'informazioni. Il taglio dato a questo racconto, dai Sopravvissuti è giudicato molto discutibile.
  • 0 VAIONT, il paese che non c'era.
    Dall'Università di Udine, una pubblicazione studentesca raccolta e coordinata dai docenti di geografia. Il capitolo "Il paese che non c'era", è l'interessante ricerca di Michela Del Mistro sull'esperimento "Samonà" realizzato nei pressi di Maniago (PN), ove sorse artificialmente un "paese che non c'era".
  • Tribunale de L'Aquila. L'inventario dei reperti di prova originali del processo Vajont ivi conservati. Tratto da "Protagonisti", rivista storica semestrale edita dallo ISBREC di Belluno, è un articolo di Maurizio Reberschak, lo storico veneziano che piu' di ogni altro al mondo si è speso sulla vicenda documentale del Vajont.
    Qui l'inventario.
    Dalle stesse pagine di questo numero di "Protagonisti" (si riceve in abbonamento: Euro 10 annuali), ho ricavato i verbali degli interrogatori del presidente della SADE all'epoca della costruzione del manufatto (conte Vittorio Cini) e del ministro dei Lavori Pubblici, Vittorino Sullo.
  • 0

  • 0 «L'onda lunga», il libro del 2003 sul "dopoVajont" della giornalista Lucia Vastano, il libro che costituisce di fatto il seguito - finora mai scritto - di «Sulla pelle viva» e che ne ripercorre (editorialmente) il calvario. In breve tempo esaurito, se ne auspicava la pronta ristampa. Fa male ai mafiosi, fa orrore agli onesti.
    Questo libro, ristampato con fondi Regionali culturali FVG a cura del teatro Miela di Trieste, è reperibile anche da qui (a cura di "Cittadini della Memoria") oppure presso la libreria FRIULIBRIS, via Piave, 27 33100 Udine - Tel. + Fax 0432 - 25819 e quindi attraverso la sua rete di associati (chiedi se ce n'è uno vicino a te!). 0
    Ancora fresco di stampa, verrà denigrato dal figlio della Merlin (perchè, a suo dire, "non dice nulla di nuovo" agli addetti ai lavori come lui) ma soprattutto dal sindaco di Longarone perchè esplicito, documentato e dunque scomodo per determinati personaggi o loro cloni. Il burattinaio e grande elettore del sindaco De Cesero, nonchè discusso ex sindaco di Casso e faccendiere, Giovanni De Lorenzi - un centrodestra doc che nelle elezioni 2006 correrà per l'Udeur - arriva a impedirne personalmente la presenza fisica in uno stand della sua Fiera a Longarone.
    L'opera comunque, esplicitamente commissionata alla giornalista per le celebrazioni del 40° anniversario dal sindaco di Erto Luciano Pezzin, viene rapidamente esaurito andando a ruba in tutti gli altri luoghi ove appare, segno di interesse da parte di chi ricorda ancora o semplicemente vuole sapere cos'è successo «dal racconto di Paolini in poi».
    Qui un precedente dossier della Vastano sul "dopoVajont" commissionatole da "NarcoMafie", il periodico del Gruppo Abele di Torino.
    0 Qui un capitolo "a caso" del libro. Per la cronaca: alla giornalista Lucia Vastano, nel Marzo del 2005, viene assegnato il premio giornalistico «Saint Vincent», colla motivazione che premia «il suo impegno giornalistico nel filone della difesa dei diritti umani».
  • EuropeoVajont2006In un recente dossier de «L'Europeo» bimestrale, trovo interessanti due articoli (uno del 1968 e uno del 1973) che raccontano di due protagonisti - su versanti opposti - del "Processo Vajont": l'imputato suicidatosi la vigilia del processo, Mario Pancini, e il prof. Floriano Calvino del collegio peritale nominato dal giudice Fabbri di Belluno.
    Il fratello del piu' noto scrittore Italo vedrà rovinate vita e carriera dalla mafia del mondo accademico (condizionato dalla SADE/Enel) per aver aiutato a dimostrare l'esistenza e l'operato nefando dello "stato nello Stato". Due drammi umani, diametralmente opposti nei ruoli, due destini in qualche misura accomunati dalle verità processuali. Due vite distrutte dal "Vajont", due ulteriori vittime - postdatate se si vuole - di questo disastro MAFIOSO che mancano all'appello della Storia e nel Sacrario (luogo poi stuprato dai nipoti della mafia nel 2004) di Fortogna. Vai all'articolo. L'Europeo ripropone anche un articolo di Ettore Mo apparso lo scorso anno sul Corriere della Sera. Ettore Mo, che ho personalmente conosciuto in occasione della PRIMA "veglia di solidarietà, 2005", poteva decisamente scrivere di piu', e di meglio. Ma... pazienza.

     

  • Qui un'idea della Longarone attuale (la piazza "ristrutturata" attuale).
    Nel sito dei Sopravvissuti invece, nel reparto "foto", numerose immagini della Longarone originale (sito esterno).
  • Aggiunto un libriccino sulla pratica della fluitazione, antico mestiere tradizionale delle valli boschive.
    Leggi qui "LA STUA" in HTML (parecchie foto, ci mette un po') oppure scaricalo in PDF (3 MB). Il racconto omonimo di Corona l'ho omesso VOLENTIERI.
  • TESTI CORRELATI / INTERESSANTI:

    0KARIBA - LA LOTTA COL DIO FIUME. Interessante libro di Frank Clements che descrive la epica nascita della diga di Kariba, sul fiume Zambesi nell'allora "Nyasaland", e oggi Zambia. Questa diga era la "gemella" della diga del Vajont in quanto a parte i costruttori (la Lodigiani, anziché la TORNO S.p.A.), le maestranze ed il personale italiano specializzato erano praticamente gli stessi, ed il periodo della costruzione dei due manufatti grossomodo coincide, causando come "effetto collaterale" una sorta di "travaso" o di "turismo operaio" e di carriera tra i vari cantieri "gemelli" sparsi nel mondo. Da diversi passaggi del libro traspare l'aperta ammirazione ed il rispetto che i committenti inglesi avevano per le ditte italiane dell'epoca; un rispetto "per lo spirito di sacrificio e per le capacità di abnegazione degli italiani" che gli inglesi coltivavano fin dalle vicende belliche nordafricane Tobruk ed El Alamein.
    Un particolare che va sottolineato (col senno dell'oggi) è che nello sfortunato caso... era meglio, molto meglio morire da neri, e nel cuore dell'Africa nera sottomessa agli inglesi (Rhodesia) che morire da italiani «liberi» a Longarone, in un governo repubblicano e "protetti" dalla sua Costituzione. Sul piano della qualità delle "sepolture" e delle cerimonie (e del relativo rispetto dei 'nativi' da parte delle Autorità inglesi), non c'è nemmeno paragone.
    Per sofferta combinazione, uno degli operai italiani che operarono a Kariba era il padre EMIGRANTE di Carolina Teza (vedi in cima a questa pagina), che dalla sua avventura africana riportò numerose foto - del tutto private - che Carolina mi ha gentilmente concesso per la loro riproduzione.

    Leggi qui di Kariba in italiano, e al fondo pagina troverai anche tutte le foto del libro. Scarica questo libro in PDF.

    Anche la storia di Kariba, a ben vedere, ha la sua morale: costruita per fornire energia "al Progresso" (come la sua gemella al Vajont" per far lavorare grossi poli siderurgici), da tempo ormai sotto questa funzione primaria essa è inutile. I materiali semilavorati hanno cominciato ad arrivare dall'Asia, a minor prezzo. Il vero prezzo in vite umane e danni permanenti all'ambiente come per tutti i "grandi invasi" non fu invece mai coperto (o riconosciuto). Rimane l'epica avventura ben descritta da Clements.

  • BERLUSCONI Gli affari del Presidente (zip, 460 KB formato ".rtf")
    Di Giovanni Ruggeri, Kaos Edizioni, 1994. Il capitolo 3 è illuminante. Preti spretati, P2, licenze e l'inizio del sodalizio con Previti e della interessante storia della villa di Arcore.
    Serve a comprendere 5 anni di leggi vergogna per salvare dal carcere un depravato. O due.
    Un Vajont ampiamente annunciato, per un intero Paese. Grazie a metà dell'elettorato.

Documenti audio, Vajont o in qualche misura correlati

Per ascoltare i files multimediali come questo (via questo sito) senza dubbio ti occorre installare sul PC il player gratuito "Quick Time" di Apple.
Lo trovi qui (non è obbligatorio dare i dati, scarica e installa). Consigliatissimo: permette di salvare sul disco la canzone, cosa NON possibile con il Windows Media Player o il Real Audio. Entrambi prodotti - secondo me - assolutamente mediocri e ricchi di virus.

  • Raccolta di files Audio.
  • canzoneVajontNUOVA! - INEDITA - Liberamente scaricabile!!
    Dal giovane gruppo udinese «Heavenly Lane» la prima canzone esplicitamente dedicata al Vajont (1,3 MB, stereo).
    Pensata, scritta, eseguita e quindi DONATA dagli autori, che ringrazio. Come per quello di Claudio Leoni di Pavia (vedi la sua ottima tesi, sopra) un altro straordinario DONO da chi è venuto a conoscenza solo per caso di questa vicenda.
    Un grazie a Massimo, Sandro, Matteo e Andrea, che ho appena conosciuto (mercoledì 8 Marzo 2006). "Per non DIMENTICARE". MAI. Questa canzone poi esordisce in una manifestazione musicale ad Udine e la vince di slancio, grazie alla votazione via scheda del pubblico presente in sala.
    [Qui in formato «.wav», mono, 4 MB, di qualità infinitamente inferiore, per chi non dispone di QT]
  • ... A proposito di difesa dei Diritti e Valori Costituzionali ...
NOTA: in caso di problemi col sito (essendo "fatto a mano") per favore contattatemi per attivare la soluzione dell'eventuale problema. Grazie anticipate per la collaborazione.

Tiziano Dal Farra, via Colloredo, 52/4 33010 Pagnacco (UD)

Tel. 0432 - 650068 - Fax 0432 - 651048 - Cell./SMS 339 6503360


[Home] [Visite Museo] [Video] [Libri] [Memoria] [Cimitero] [Cronologia] [Audio] [Cazzate] [Canzone] [Credits] [ENGLISH english pages]

0

Foto di Michele Toffoli, di Plaino (qui vicino), che ringrazio per questo gradito dono.

vajontOrgLogo   somerights_CC   Fatta a mano con un Mac  icraLogo