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17 dicembre 2004


La ditta: segnalammo le anomalie del ponte.

L'azienda di Remanzacco (UD) scrisse al progettista per evidenziare rischi e pericoli.

REMANZACCO. Prima un avvertimento verbale, poi una lettera ufficiale. Che nel ponte di Tramonti di Sopra, crollato mercoledì mattina durante il collaudo, ci fossero dei problemi era noto alla ditta costruttice, la Consol Strade di Remanzacco. Lo rivela lo stesso presidente della società, Domenico Bruno: «Quando è stata gettata la soletta si è verificato un dislivello e a metà della stessa gettata abbiamo deciso di fermare i lavori».

Immediatamente Bruno ha avvertito il direttore dei lavori che ha effettuato dei controlli, a seguito dei quali ha detto alla ditta friulana di proseguire gli stessi. Ma il 5 novembre scorso Bruno ha scritto una lettera evidenziando le anomalie, che è stata inviata all'ingegner Rizzani - progettista dell'opera - e alla Ortolan Mare di Trieste, l'azienda di carpenteria che ha fornito il materiale in ferro. Nella missiva Domenico Bruno ha spiegato quanto accaduto. «Ho anche scritto - dice - che qualora ci fossero stati incidenti durante la prova di carico li avremmo addebitati ai responsabili degli errori che avevamo indicato».

Intanto il cantiere di Tramonti di Sopra è chiuso e deserto.
Dopo il crollo della struttura la procura della Repubblica ha predisposto il sequestro dell'area e degli atti relativi al progetto, ma per ora le prime operazioni sono legate all'iter che si segue nel caso degli 'incidenti di cantiere'. Nuovi sviluppi potrebbero esserci però già nelle prossime ore.
«Devo valutare nomi, responsabilità e circostanze e spero di farlo nel minor tempo possibile», dice il sostituto procuratore Francesco Giannone che deve valutare chi inserire nel registro degli indagati. Oltre al nome delle persone da iscrivere nel registro degli indagati il magistrato dovrà stabilire le ipotesi d'accusa che potrebbero essere crollo o disastro colposo (articolo 934 in combinato 949 del Codice penale) e lesioni personali colpose dal momento che nell'incidente è rimasto coinvolto e ferito l'autista di uno dei camion pieni di ghiaia precipitati nel torrente Vielia.

0Mercoledì mattina, quando tre camion carichi di ghiaia sono stati posizionati sul ponte per verificare il peso e il manufatto si è spezzato, a precipitare è stato anche Angelo Picotto, che è poi stato elitrasportato all'ospedale di Udine. Fortunatamente l'uomo sta già meglio, ma è un miracolo che non sia rimasto schiacciato dal peso del Tir. Quando è avvenuto il danno, però, il cantiere non era concluso e non era iniziata nemmeno la procedura di collaudo. Un'ora dopo, infatti, si attendeva la commissione addetta a testare il ponte.

Il lavoro che dovrà svolgere la magistratura non è semplice e solo perizie tecniche molto accurate potranno definire di fatto le motivazioni che hanno provocato il cedimento del ponte. Le indagini però sono legate agli accertamenti sui materiali da una parte e sui calcoli dall'altra. Proprio su quest'ultimo elemento si starebbe concentrando il lavoro degli inquirenti. Il ponte in località Chiavalir, infatti, fa parte di un progetto complessivo realizzato dal progettista Michele Artusato per conto dell'amministrazione provinciale di Pordenone e che comprende più opere in Val Tramontina.
La Consol Strade, azienda che è subentrata a una ditta di Messina due mesi dopo la gara d'appalto, deve realizzare il progetto nella sua interezza ma per quanto riguarda il ponte nello specifico ha effettuato una variante sul progetto originale. Al posto di una travata, ha pensato a un manufatto con due travate, e il lavoro è stato ideato, per conto della Consol, dall'ingegnere Aldo Rizzani che da anni collabora con la ditta. Il progettista ha fatto i suoi calcoli e ha presentato la relazione al committente. A sua volta questo lo ha consegnato all'ente provinciale per i lavori pubblici, un organo regionale che si trova in ogni provincia e che ha il compito di approvare anche queste varianti. Sarà proprio da questo documento - che secondo alcuni non sarebbe stato consegnato, ma che la ditta assicura di aver regolarmente depositato - che si potrà capire la bontà della struttura e capire se effettivamente la causa del crollo sia da cercare solo nei materiali come è stato indicato in prima battuta dai rappresentanti della Provincia.


«L'acciaio può cedere»

Parla il progettista udinese Aldo Rizzani: il cedimento della struttura può avvenire di colpo.

UDINE. «Le strutture in acciaio non sono come quelle in calcestruzzo, possono effettivamente cedere di colpo, senza dare preavvisi di sofferenza». Aldo Rizzani è il progettista della variante richiesta dalla Consol Strade sul ponte crollato mercoledì a Tramonti e anche lui attende di capire cosa abbia provocato l'incidente.

«In qualità di professionista di fiducia della Consol ho svolto il mio lavoro occupandomi dei calcoli sui carichi, sui materiali, di tutto quello che prevede la legge - spiega l'ingegner Rizzani, che è da quarant'anni stimato progettista e che ha realizzato tra le altre il ponte di Pinzano e lo stadio di Udine - dopo di che ho consegnato la mia relazione al committente che la deve fare approvare. Il mio lavoro terminava là, visto che la direzione dei lavori è affidata a un altro professionista».
La lettera della ditta l'ha ricevuta, ma anche questa fa parte della prassi. Quanto ai materiali usati, «Escludo che fossero materiali scadenti perchè le ditte sono tenute a presentare certificati di qualità - precisa - però può capitare che la bullonatura venga fatta in modo non corretto. Purtroppo utilizzando il ferro non ci sono preavvisi di deformazioni nella struttura che può benissimo cedere all'improvviso». L'ingegner Rizzani non ha nulla a che fare con la Rizzani de Eccher S.p.a. di Udine, ditta nominata erroneamente dal presidente della Provincia e dall'assessore alla viabilità come una delle aziende fornitrici del materiale.

La ditta smentisce categoricamente qualsiasi partecipazione e coinvolgimento sia nella progettazione che nella costruzione del ponte. In una nota, la Rizzani de Eccher- il cui fatturato annuo ammonta a oltre 300 milioni di euro, più della metà dei quali realizzati all'estero - informa «che oltre mille suoi dipendenti sono impiegati in progetti di opere civili e infrastrutturali in tutto il mondo. L'azienda è particolarmente attiva nella costruzione di grandi ponti e viadotti, settore nel quale può vantare esperienze, capacità e tecnologie che le consentono di essere leader del settore nel mondo».
(m. mi.)


I sindaci della zona: ci costituiamo parte civile

I primi cittadini vogliono giustizia: siamo infuriati, avevamo avvertito che c'erano problemi

0TRAMONTI DI SOPRA.All'indomani dell'incredibile crollo del nuovo ponte del Chiavalir, in Val Tramontina la delusione si sta via via trasformando in rabbia. I commenti più vivaci sono quelli dei due sindaci della zona, ovvero Roberto Vallar per Tramonti di Sopra e Arturo Cappello per Tramonti di Sotto.

Non ci sono ancora conferme ufficiali, ma a quanto sembra mercoledì sera Cappello, che è anche consigliere provinciale, ha fatto il diavolo a quattro nella sede dell'Ente di piazza Costantini. La dura reprimenda di Cappello nei confronti di progettisti, costruttori e politici sarebbe nata da un'innegabile constatazione di fondo: il cedimento del manufatto farà necessariamente slittare di altri mesi la consegna della 'ristrutturatà statale 552.

La tabella di marcia è già abbondantemente sforata, visto che la strada avrebbe dovuto essere pronta nello scorso maggio. A questo proposito il diretto interessato nicchia, confermando solo «che in occasione di fatti così gravi e normale sentirsi delusi, presi in giro e mortificati».

Anche il Comune di Tramonti di Sopra chiede un rapido accertamento delle responsabilità e un'altrettanto certa applicazione delle pene di legge. Non è chiaro se i due municipi si costituiranno parte civile nel corso del futuro processo penale, anche se è ovvio che il crollo di mercoledì mattina creerà ingenti danni alla Val Tramontina. «Sono decenni che si parla di una 552 più larga e sicura - hanno detto congiuntamente i due primi cittadini - Per mesi abbiamo ingoiato bocconi amari, anche quando i lavori proseguivano troppo a rilento o quando in valle non c'era ombra della ditta appaltatrice. Ora che le cose sembravano andare per il verso giusto, ecco che capita qualcosa di inverosimile». «Un mese fa abbiamo prontamente denunciato le anomalie strutturali che ci erano state segnalate da alcuni nostri concittadini - hanno concluso Vallar e Cappello, riferendosi ai primi dislivelli nel cemento individuati lo scorso 8 novembre - I professionisti che si occupano del progetto ci hanno risposto che era tutto in regola. Ovviamente noi e i nostri abitanti ci siamo fidati di quelle rassicurazioni tecniche. Oggi siamo profondamente demoralizzati». I due amministratori si augurano di essere tenuti costantemente informati sugli sviluppi dell'inchiesta che il pubblico ministero di Pordenone Francesco Giannone ha subito aperto sul caso. «È dal momento del cedimento che nessuno ci ragguaglia sull'accaduto - hanno lamentato i due sindaci - Ci troviamo in grande imbarazzo quando i nostri residenti si avvicinano a noi per avere dei chiarimenti. Speriamo di sapere presto qualcosa di più».

Fabiano Filippin

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