MATERIALI e DOCUMENTI per LA STORIA DEL DOPOVAJONT / 6
RICOSTRUZIONE e RIPRESA ECONOMICA: il ruolo degli APPARATI PUBBLICI a cura di Agostino Amantia
La messa in opera del programma di ricostruzione richiese l'intervento di un numero elevato di unità organizzative, ciascuna delie quali si trovò a fronteggiare problemi tecnici, sociali e amministrativi di natura diversa. Ad essere mobilitati furono soprattutto gli apparati centrali e periferici dei ministeri dell'Interno, dei Lavori Pubblici e dell'Industria, nelle cui competenze ricadevano l'attività di assistenza, la ricostruzione abitativa e la ricostruzione economica. La varietà dei modelli burocratici secondo cui le singole unità erano strutturate e le difficoltà di comunicazione tra di esse furono certamente all'origine delle disfunzioni che caratterizzarono la prima fase di attuazione.
In effetti, a due anni dalla catastrofe, la visione che si presentava a chi si fosse trovato a passare per Longarone era di un immutato e desolante squallore. Tra le cause che ritardavano l'iter della ricostruzione, il prefetto di Belluno Petroccia indicava le continue modifiche a cui era stata sottoposta la legislazione speciale, le difficoltà ambientali incontrate dagli estensori del piano e la tendenza dei singoli apparati a perseguire i propri obiettivi di settore.
L'azione di coordinamento da lui avviata puntò perciò a contrastare tale tendenza portando allo stesso tavolo i rappresentanti degli uffici statali e dei comuni interessati. Fin dalle prime riunioni collegiali tenutesi in prefettura e presso il comune di Longarone per dirimere le controversie insorte nella prima fase di ricostruzione apparve evidente come il deficit di attuazione fosse prodotto dalla struttura della catena di esecuzione e dall'ambiguità del programma, affidato ad una rete di agenzie legate da relazioni di dipendenza, anzichè a una sola agenzia.
A livello centrale l'azione di coordinamento fu assunta da un apposito ufficio istituito presso la presidenza del Consiglio dei Ministri dopo la visita a Longarone del presidente del Consiglio Aldo Moro (24 Agosto 1965). L'Ufficio Coordinamento Vajont funzionò come una struttura specializzata per rispondere alle numerose esigenze poste dalla ricostruzione, proponendosi anche come la sede più adatta per stabilizzare i rapporti tra i rappresentanti dei diversi ministeri chiamati a collaborare. L'ipotesi che in tale contesto il ruolo degli apparati pubblici possa essere assimilato a quello di altri attori che intervennero nel processo di ricostruzione facendosi portatori di preferenze, strategie ed interessi propri potrebbe essere avanzata fin da adesso.L'analisi dei verbali del Comitato Interministeriale Vajont mostra, in effetti, come gli scambi che si realizzarono nel contesto di tale arena decisionale abbiano fatto emergere la dimensione politica del processo di attuazione e come il gioco di mosse e contromosse, di scambi informali e di negoziazione, abbia costituito la base sulla quale si innestarono gli accordi tra ministeri e apparati diversi. Il documento che presentiamo, sintesi dello stato di avanzarnento dei lavori di ricostruzione a giugno 1966, mostra invece come gran parte delle difficoltà presenti un anno prima fossero state superate proprio grazie all'intervento della presidenza del Consiglio dei Ministri. Decisivo si era rivelato anche l'impulso dato all'opera di ricostruzione dal nuovo prefetto di Belluno, Publio Petroccia.
DOCUMENTO
PREFETTURA DI BELLUNO
n.694/20-2 = GAB.
Belluno, 17 giugno 1966
OGGETTO: Relazione sull opera di ricostruzione delle zone devastate dalla catastrofe del Vajont.ALL'ON. PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
R O M ACon la recente emanazione del Decreto Legge 9 Maggio 1966, nr. 258, può ritenersi conclusa la fase di riordinamento e completamento della legislazione a favore delle popolazioni colpite dal disastro del Vajont, mentre si aprono nuove e più concrete prospettive per l'opera vera e propria di ricostruzione. Decisivo è stato, a tal riguardo, l'intervento di codesta onorevole Presidenza che, coordinando l'azione degli organi interessati centrali e periferici, ha consentito, in numerose riunioni tenute presso la propria Sede, l'approfondito studio e l'approntamento, nelle linee sostanziali, dello schema di legge e delle istruzioni ministeriali atte a rimuovere i molteplici inconvenienti già riassunti da questa Prefettura nella relazione n. 303/20-2 del 10 settembre 1965, rassegnata a seguito della visita del Presidente del Consiglio a Longarone.
Nella convinzione che il nuovo strumento legislativo e, sopratutto, lo spirito di attiva collaborazione di tutti gli organi competenti, daranno determinante impulso all'opera di ricostruzione, questa Prefettura ritiene intanto di riferire sulla situazione attuale nei vari settori di intervento.1) PIANI URBANISTICI
Superate le difficoltà connesse alla rielaborazione del piano regolatore particolareggiato di Longarone per adeguarlo alle oscervazioni formulate dal Ministero dei Lavori pubblici e per renderlo più aderente alle esigenze locali, possono considerarsi rimosse le difficoltà di carattere urbanistico che ancora si frapponevano alla ricostruzione del centro più colpito. La situazione attuale può così riassumersi: i Comuni di Longarone e Castellavazzo dispongono del Piano regolatore generale, approvato con D.M. n. 3760 del 7 giugno 1964.
Inoltre sono stati approvati il Piano particolareggiato di esecuzione di Castellavazzo con D.M. n. 2994 del 6 luglio 1965 e quello di Longarone con DD.MM n. 2233 dell'11 maggio 1965 e, da ultimo, n.1502 del 29 marzo 1966.In relazione al previsto trasferimento parziale dell'abitato di Erto e Casso nell ambito del territorio di Ponte nelle Alpi, quest'ultimo Comune ha adottato, ai sensi dell'art. 1 della legge 26.6.1965, n.785, il relativo piano di fabbricazione, alla cui approvazione è già stato provveduto con D.M. n. 389 del 24 gennaio 1966. Anche il Comune di Belluno, nell'attesa che venga emanato il Decreto Interministeriale, previsto dall'art. 3 della legge 31/5/1964, n. 357, per il trasferimento degli abitati di Borgo Piave (parziale), Lanta e Lambioi, ha già adottato piano particolareggiato relativo al trasferimento stesso. Detto piano è stato approvato da questa G.P.A. il 3 maggio u.s., ma l'ulteriore corso della pratica è subordinato alla emanazione del cennato provvedimento interministeriale. Infine, per quanto concerne il piano comprensoriale per la Provincia di Belluno previsto dall'art.3 della legge 31/5/1964, nr. 357, i relativi elaborati sono stati già rassegnati dagli urbanisti incaricati dal Ministero dei LL.PP. e sono attualmente all'esame dei 29 Comuni interessati, in vista di una prossima riunione dell'Assemblea Consorziale che dovrà pronunziarsi circa l'adozione del piano stesso.
Si ritiene opportuno aggiungere che, per dotare la zona industriale di Longarone dei necessari servizi, occorrerà adottare un piano particolareggiato che preveda il collegamento della zona stessa alle reti idriche, fognarie, elettriche e stradali, in modo che l'Amministrazione dei LL.PP. possa intervenire per la realizzazione di tali infrastrutture esterne. Il Comune deciderà nei prossimi giorni se, per la redazione di tale piano, debba interessare il Ministero dei LL.PP. ai sensi dell'art. 1, secondo comma, della legge 6.12.1964, n. 1321, ovvero se non sia più opportuno provvedervi direttamente.2) OPERE DI SISTEMAZIONE IDRAULICA
Nella zona di Longarone sono state eseguite opere di difesa per un importo totale di lire 614 milioni e sono stati realizzati complessivamente circa 4.100 metri di muri di sponda. Sono in corso di approvazione due perizie di lavori analoghi per un importo di lire 220 milioni, mentre è in avanzata fase di progettazione la sistemazione del torrente Maè per un importo presuntivo di lire 220 milioni. A valle della zona di Longarone e fino a Fener sono state ripristinate ed integrate le opere di difesa idraulica del corso del Piave con una spesa complessiva di lire 630 milioni circa.
3) INFRASTRUTTURE PRIMARIE
A Longarone sono stati eseguiti km 12,100 di strade comprendenti due ponti sul fiume Piave della lunghezza complessiva di ml. 590 per un importo contrattuale di lire 1.570.558.000, di cui già spese lire 1.300.000.000 circa. Rimangono da eseguire alcuni lavori di bitumatura per i quali si attende la stagione favorevole. Sono inoltre in corso di costruzione n. 2 strade per una lunghezza complessiva di circa km 4.000, una a servizio della zona del Parco e l'altra a servizio della zona residenziale di Pirago con allacciamento alla frazione Muda-Maè.
L'importo complessivo di contratto è di lire 154.635.650, di cui già spese circa lire 40.000.000. Sono in corso di progettazione le scalinate per il collegamento della via Roma con la strada per la zona residenziale alta di Longarone per un importo presunto di lire 150.000.000. Sono pure in corso di progettazione piccoli tronchi stradali a servizio delle zone residenziali sul Colle Vienna, Pianet, Villa Bonato, Colle Bez ecc. il cui importo è ancora da determinare.
Per quanto concerne l'acquedotto, sono state messe in opera tutte le tubazioni principali che alimentano la zona destinata alla ricostruzione. Rimangono da porre in opera tubazioni secondarie, bocche antincendio ecc. per un importo di circa lire 50 milioni. L'importo contrattuale è di lire 130 milioni. È già stata costruita e collaudata la nuova opera di presa per l'acqua potabile che servirà anche il Comune di Castellavazzo. La spesa sostenuta è di lire 28.637.560.
Le fognature e le opere di scarico delle acque piovane sono state completate nella loro parte essenziale con una spesa di lire 437.750.000 circa su un importo contrattuale di L. 514.972.125. Rimangono da eseguire gli attraversamenti della sede ferroviaria, le opere di depurazione e modesti collettori secondari. Complessivamente sono stati posti in opera km 11 di condotte delle quali circa km 8 in grès ceramico. Per la sistemazione delle aree da adibire all'edilizia privata è stata impegnata la somma di lire 402.530.000. Poiché detti lavori vengono eseguiti a richiesta dei privati e in armonia con la tipologia edilizia che il Comune sta elaborando, sono state finora spese solamente lire 3.500.000 ma si prevede che fra breve si potrà intervenire in forma massiccia anche in questo campo.
A Castellavazzo sono state appaltate e recentemente iniziate le opere stradali relative alle zone residenziali di Castellavazzo e Codissago per un importo contrattuale di lire 136.104.000. È in corso di progettazione la ricostruzione del Ponte Malcolm, sul F. Piave, lungo la strada Codissago - Castellavazzo, per un importo di circa lire 190.000.000. Sono stati appaltati e presto saranno iniziati i lavori di fognatura e l'acquedotto per Castellavazzo e Codissago per un importo contrattuale di lire 255.850.000.
A Ponte nelle Alpi è in via di ultimazione la progettazione delle infrastrutture (strade. acquedotto e fognature) per il trasferimento di una comunità Ertana in località Madonna di Vedoia a Polpet. L'importo di progetto per tali opere ammonta a L. 230.000.000.4) EDILIZIA PUBBLICA
È stato ultimato ed è già funzionante il nuovo edificio per le scuole elementari di Longarone, che ha comportato una spesa di lire 143.700.000. Sempre a Longarone sono stati recentemente appaltati i lavori per la costruzione della nuova scuola Professionale per Maestranze, il cui importo progettuale di lire 335.000.000 sarà finanziato per lire 286.897.605 con i fondi raccolti dal "Corriere della Sera" e per lire 48.102.395 (espropriazione e sistemazione dell'area) dall'Amministrazione dei Lavori Pubblici.
In base ad una convenzione intervenuta con il Ministro dei Lavori Pubblici, l'ISES si è assunto l'incarico diella progettazione ed esecuzione di numerosi edifici pubblici in Longarone per un importo complessivo di lire 1.100.000.000.
Ha già provveduto alla progettazione del Mercato Generale coperto (138 milioni) e dell'edificio per le Poste, Telegrafi e Telefoni con adiacente autostazione (132 milioni). Tali progetti hanno riportato il parere favorevole del Comitato Tecnico Amministrativo da parte del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche. È in corso la redazione dei progetti concernenti tutte le altre opere, tranne la Chiesa, comprese nella cennata convenzione: Asilo Infantile, Scuola Media, restauro del Municipio, sede della Ripartizione Tecnica del Comune e Ufficio di Collocamento, Caserma dei Carabinieri e delle Guardie di Finanza, Caserma dei Vigili del Fuoco e delle Guardie Forestali, Poliambulatorio Comunale, sede dell'O.N.M.I., Centro Culturale.5. EDILIZIA POPOLARE
A Longarone sono in fase di avanzata costruzione, a cura dello IACP, che funge da stazione appaltante, un fabbricato con 8 alloggi della GESCAL per lire 100.000.000 e un fabbricato con 5 alloggi del Comune per lire 62.000.000.
A cura dell'ISES sono altresì in corso i lavori di costruzione di due edifici con 10 alloggi ciascuno a Longarone per l'importo, rispettivamente, di lire 75.000.000 e di lire 100 milioni, e di un edificio con 4 alloggi a Castellavazzo per l'importo di lire 25.000.000. Pure a Castellavazzo il Comune ha indetto per il 18 c.m. la gara per l'appalto dei lavori di costruzione, in località Codissago, di un fabbricato con 9 alloggi, la cui spesa di lire 50 milioni è finanziata con i fondi raccolti e messi a disposizione dal "Corriere della Sera".
Di prossima realizzazione è, infine, il programma dello IACP che comporta la costruzione di tre fabbricati con 56 alloggi e 7 negozi a Longarone capoluogo e di due fabbricati con 8 alloggi nella frazione di Fortogna, con una spesa complessiva di lire 500 milioni. Tale programma fa seguito a quello già realizzato dallo stesso Istituto in Borgo Piave di Belluno, consistente nella costruzione di un fabbricato con 26 alloggi, 23 dei quali sono stati assegnati a famiglie del luogo rimaste senza tetto in seguito al disastro. La spesa di lire 133 milioni è stata coperta in parte (lire 29 milioni) con i fondi della solidarietà.6. EDILIZIA PRIVATA
Per l'assegnazione delle aree ai fini della ricostruzione di unità immobiliari private a Longarone sono state presentate numero 312 domande. Su n.187 l'apposita Commissione Provinciale consultiva si è espressa favorevolmente e per n. 63 è già intervenuto il provvedimento di assegnazione da parte del Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche. Sono in corso d'istruttoria presso la Commissione Provinciale le restanti n.l25 domande. I lavori in corso o già ultimati si riferiscono alla riparazione di n.34 unità immobiliari e alla ricostruzione di n. 15 unità (3 a Longarone, 3 a Castellavazzo e 9 in altri Comuni del Comprensorio), per un importo complessivo di lire 205.375.423, di cui lire 93.574.065 già corrisposte in acconto o a saldo. Si rileva, in questa prima fase, la tendenza da parte degli interessati di ricostruire le proprie unità immobiliari in località diverse da quelle sinistrate.
Tale fenomeno è da mettere in relazione con le difficoltà che ancora si frappongono, come sarà meglio illustrato nel successivo punto (14), alla sistemazione della zona industriale di Longarone e conseguentemente all'insediamento in loco di attività produttive. È intuitivo infatti che lo sviluppo dell'edilizia privata è in stretta connessione con le possibilità di lavoro e che, fino quando tali possibilità non si delineino in maniera concreta, gli interessati preferiranno ricostruire le proprie unità laddove, per le condizioni economiche e di mercato, possano ricavarne un maggiore e più sicuro reddito.7. STRADE STATALI
L'ANAS ha già da tempo provveduto alla ricostruzione del tratto della S.S. n.51 compreso tra Fortogna e Longarone Nord, con una spesa di lire 800 milioni. Recentemente ha appaltato i lavori di ricostruzione della S.S. 251 nel tratto Erto - Castellavazzo, per un importo di lire 838 milioni. Tale opera consentirà la normalizzazione delle comunicazioni tra la Valle del Piave e il versante Udinese, attraverso la Val Cellina, comunicazioni che dopo il disastro del Vajont sono state assicurate, in maniera però del tutto precaria, mediante l'occupazione di una strada privata di proprietà della Società "Unione Cementi Marchino' congiungente Codissago con la cava "dei Pascoli".
8) ESPROPRIAZIONI
Un particolare cenno merita il lavoro inerente all'acquisizione delle aree occorrenti per la realizzazione delle varie opere pubbliche, per la ricostruzione dell'edilizia privata e per la formazione dei nuclei di industrializzazione. A tal fine sono state impegnate somme per oltre un miliardo di lire e alle esigenze che si sono man mano presentate si è subito provveduto con l'emissione di decreti di occupazione temporanea d'urgenza. Le procedure d'espropriazione, che erano state sospese dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 12 della legge 18 aprile 1962, n. 167, richiamato dalla legislazione del Vajont, sono state riprese in seguito all'emanazione del Decreto Legge 9/5/1966, n. 258, col quale sono stati rimossi, per quanto riguarda la determinazione dell'indennità di espropriazione, i motivi di censura già formulati dalla Corte Costituzionale.
Tali procedure interessano diverse migliaia di particelle catastali e alcune di esse dovranno essere riprese dall'inizio, mancando l'esatta corrispondenza dei terreni effettivamente da espropriare con quelli originariamente indicati, specie in dipendenza delle modifiche apportate al piano particolareggiato di Longarone e degli adattamenti che molte opere hanno dovuto subire, nel corso dei lavori, in relazione alla configurazione del terreno. Poiché a partire dall'11 luglio prossimo comincerà a scadere la validità biennale di numerosi decreti d'occupazione d'urgenza emessi da questa Prefettura, si pone il problema se sarà possibile esaurire le procedure d'espropriazione in tempo utile.
È da rilevare, infatti, che la proroga di termini disposta con l'art. 2 del D.L. 9/5/1966, n. 258, non trova in questa Provincia alcuna pratica attuazione, in quanto nessuna occupazione di urgenza è stata disposta prima dell'entrata in vigore della legge 31/5/1964, n. 357. Sarebbe opportuno a tal riguardo, considerare la possibilità di introdurre un correttivo al cennato art. 2 in sede di conversione del D.L. in legge. Sembra pertanto a questa Prefettura che sia diretta a tal fine "la presentazione di un emendamento formale" a tale articolo, preannunciata dal Sottosegretario On. Giglia nel corso della seduta tenuta il 26 maggio u.s. dalla Commissione Lavori Pubblici (IX) in sede referente, come si legge nel Bollettino della Camera dei Deputati n. 399.9. ASSISTENZA
Permangono tuttora le forme assistenziali a suo tempo disposte per sussidi ordinari, indennità di alloggio, indennità di riscaldamento, sussidi straordinari per casi particolari. La situazione di bisogno dei sinistrati è costantemente controllata ed aggiornata ed in conseguenza viene dimensionata la misura del sussidio ordinario.
Esigenze per casi particolari, vagliati singolarmente, sono state soddisfatte con sussidi straordinari nell'intento di evitare nuove categorie di assistibili e nuove forme di assistenza. Per gli interventi di cui sopra alla data del 31 maggio 1966 è stata sostenuta la spesa complessiva di lire 1.821.023.265, distinta come segue:1) Sussidio ordinario - gratifica natalizia e indennità di prima sistemazione L. 1.057.876.87810) INDENNITà PER PERDITA MOBILIO, ARREDI, VESTIARIO
2) Indennità di alloggio e riscaldamento L. 126.146.005
3. Sussidi perequativi L. 71.865.200
4. Sussidi straordinari L. 61.784.844
5. Spesa per ricerca, trasporto e tumulazione salme L. 84.710.433
6. Spese ospedaliere e rette in istituti minori sinistrati L. 7.891.260
7. Spese per albergo, vitto e generi alimentari L. 12.179.450
8. Spese per assistenza varia L. 70.605.520
9. Spesa per libretti di credito, vestiario e mobilio L. 327.963.675
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Lit. 1.181.023.265.L'art.8 del D.L. 9 maggio 1966, n.258, che ha sostituito l'art. 38 della legge 31/5/1964, n. 357, ha accolto la segnalazione di questa Prefettura sulla necessità di sganciare la misura dell'indennità per perdita mobilio, arredi e vestiario dal parametro del contributo per la ricostruzione delle abitazioni.
L'innovazione, pur contenendo la spesa da sostenere nei limiti degli stanziamenti già previsti, consente una rapida liquidazione essendo previsto che la misura dell'indennità va ragguagliata al numero dei vani catastali andati distrutti o danneggiati per ogni singola abitazione. Per tutte le domande è stata completata l'istruttoria ed è in corso il conteggio per le liquidazioni dirette agli interessati, che, al momento della riscossione, unitamente alla quietanza, rilasceranno apposita dichiarazione liberatoria per la Amministrazione.11) FONDI CATENA DELLA SOLIDARIETA'
In relazione ad autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri previo benestare del Ministero del Tesoro, il 20 gennaio 1966 è stata stipulata con la Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, sede di Belluno, apposita convenzione per il trasferimento in c/c fruttifero del fondo di solidarietà che fino a quella data era depositato presso la Tesoreria Provinciale.
Detto fondo alla data del 20 gennaio 1966 ammontava a lire 1.922.857.877 ed è stato depositato come segue:
- L. 1.500.000.000 vincolato a 12 mesi al tasso d'interesse del 4,50%
- L. 200.000.000 vincolato a 6 mesi al tasso d'interesse del 4%
- L. 222.857.877 libero al tasso d'interesse del 2,50%
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L. 1.922.S57.877Dalla data del deposito al 31 maggio corrente sono state versate sul deposito libero lire 99.900 provenienti dalla Prefettura di La Spezia, quale importo di offerte a suo tempo raccolte per i sinistrati, e sono state prelevate per le varie provvidenze in programma lire 88.083.925 per cui alla suddetta data l'intero fondo ammonta a lire 1.834.873.852 oltre gli interessi maturati e non ancora contabilizzati.
Allo scadere del vincolo per il deposito di lire 200 milioni sarà provveduto a disporre un nuovo vincolo per il periodo e l'importo che la Commissione Interprovinciale per il Vajont, che gestisce il fondo, riterrà opportuno in relazione al presumibile fabbisogno del corrente anno e secondo il programma assistenziale predisposto, che si riporta qui di seguito.
FONDO DELLA SOLIDARIETÀ NAZIONALE: L. 3.324.719.038
Programma al 31/05/1966 Spese eff. al 31/05/1966 Impegni Destinazione particolare dagli offerenti
......... 222.121.52647.094.856 174.136.670 Contributo 1 milione per ogni 1ma unità alloggiativa ricostruita
....... 1.600.000.00012.000.000 1.588.000.000 Premi incentivazione ripresa attività artigiane
........... 100.000.00088.564.630 11.435.370 Rendite o sussidi "una tantum" a vedove e orfani ed altri
................ 1.227.558.1601.227.558.160 = = = Interventi straordinari
................ 175.039.038113.737.540 61.301.812 TOTALI 3.324.719.038 1.489.845.186 1.834.873.852
12. INTEGRAZIONE BILANCI DEI COMUNI SINISTRATI.
La necessità, a suo tempo segnalata, di prorogare la concessione di contributi da parte dello Stato ai Comuni di Longarone, Castellavazzo, Sovérzene, Ospitale, Ponte nelle Alpi, Erto e Casso, Claut, Cimolais, Andreis, Barcis ed alle Amministrazione Provinciali di Belluno e Udine, per il conseguimento del pareggio economico dei propri bilanci, è stata presa in considerazione e con il D.L. 14 dicembre 1965, n. 1333, è stata disposta la proroga, fino al 31 dicembre 1968.
Il provvedimento, oltremodo opportuno e tempestivo, ha consentito alle Amministrazioni interessate di affrontare sia pure con criteri di controllata parsimonia, le spese eccedenti la misura normale, giustificate dai motivi eccezionali.13. PROVVIDENZE LEGISLATIVE PER LA RIPRESA DELLE ATTIVITà ECONOMICHE
Erano state a suo tempo segnalate le difficoltà incontrate dalle Aziende nell'ottenere i finanziamenti agevolati da parte degli Istituti di Credito per la mancanza delle convenzioni fra detti Istituti e lo Stato e per la scarsa possibilità di fornire congrue garanzie per gli investimenti riguardanti la parte ampliamento.
I due ostacoli sono stati ora rimossi con l'intervenuta stipulazione delle convenzioni e con gli emendamenti adottati con l'art. 4 del D.L. 9 maggio 1966, n. 258, che accorda agli Istituti di Credito la possibilità di convenire a garanzia dei finanziamenti accordati, sia per la parte ripristino che per la parte ampliamento, la costituzione del privilegio speciale previsto dall'articolo 3 del D.L.C.P.S. 1 ottobre 1947, n. 1075.
Si ritiene che, anche se il nuovo provvedimento legislativo non risolve in pieno la questione, tuttavia riuscirà ora più agevole alle aziende ottenere i finanziamenti dagli Istituti di Credito che dovrebbero sentirsi più incoraggiati dalle possibità loro concesse di costituire il privilegio speciale.
Altra provvidenza legislativa accolta con favore dagli interessati e che certamente agevolerà gli insediamenti delle nuove aziende è quella disposta con l'art. 7 del citato D.L. 9/5/1966, n. 258, che estende a dette aziende le agevolazioni fiscali già attribuite alle ditte sinistrate.14. SISTEMAZIONE DELLA ZONA INDUSTRIALE
Importanza preminente assume il problema della sistemazione della zona industriale in quanto non solo costituisce il presupposto per gli insediamenti delle aziende interessate, ma, in un certo senso, condiziona anche la ricostruzione delle abitazioni.
Come, infatti, è stato più volte osservato, la creazione di un centro industriale efficiente ed operoso, con abbondante impiego di manodopera, costituisce elemento determinante per lo sviluppo urbano che, senza di esso, subirebbe rallentamenti facilmente spiegabili. Ed in effetti chiari sintomi mostrano che l'attuale impossibilità di utilizzazione immediata della zona industriale, ostacola la ricostruzione edilizia. Come è stato a suo tempo segnalato, le aree destinate a zona industriale si trovano mediamente a mt. 2,50 sotto la quota di massima piena valutata del fiume Piave, per cui occorre prima di tutto provvedere ad innalzare l'intera superficie mediante materiale di riporto.
La questione è stata ampliamente esaminata e discussa nelle numerose riunioni tenutesi presso codesta On. Presidenza ed in tale occasione è emersa la possibilità di un intervento del Ministero dei Lavori Pubblici con parte dei fondi di cui all'art. 1 n.3 della legge 31/5/1964, n. 357, mentre una parte dei lavori di colmata potrà essere effettuata utilizzando i fondi a disposizione del Genio Civile per lavori di spurgo dell'alveo del Piave.In relazione a tali intese il Magistrato alle Acque ha predisposto le perizie necessarie, ma purtroppo la questione non ha trovato il consenso della Corte dei Conti. Ma oltre che ad ovviare al rallentamento nella ricostruzine delle abitazioni, la risoluzione del problema è resa urgente dal fatto che attualmente le imprese interessate non vedendo prossima la possibilità di insediamento vanno orientandosi per altre località. Ad evitare una incongrua concorrenza a danno degli insediamenti nel nucleo di industrializzazione di Longarone e Castellavazzo, questa Giunta Provinciale Amministrativa non consente che i Comuni adottino provvedimenti agevolativi in favore delle imprese che ricostruiscono o costruiscono impianti fuori della zona del Vajont. Il Comune di Longarone dal canto suo, preoccupato da tale stato di cose, avrebbe in animo di chiedere la sospensione dell'applicabilità dell'art.13 sub 10 della legge 31/5/1964, n. 357, e ciò allo scopo di bloccare qualsiasi iniziativa che possa sorgere al di fuori del territorio comunale.
Unica soluzione al problema, che indubbiamente appare serio sotto ogni aspetto, è, come si è detto, la sistemazione quanto più rapida possibile della zona industriale. Si confida nel determinante intervento di codesta On. Presidenza per la rapida rimozione degli ostacoli e la soluzione del problema.15. CONSORZIO DEL NUCLEO DI INDUSTRIALIZZAZIONE
Con decreto ministeriale del 24 settembre 1965 il Ministro dell'lndustria e del Commercio, di concerto con il Ministro dell'lnterno, il Ministro del Tesoro ed il Ministro dei Lavori Pubblici, ha approvato lo statuto del Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Provincia di Belluno. Nei primi otto mesi di attività i principali provvedimenti adottati dagli organi consortili possono così riassumersi:
- opere di sistemazione e di urbanizzazione delle aree industriali.
È stato affidato ad un gruppo di tecnici l'incarico di studiare e di progettare le opere di sistemazione e di urbanizzazione all'interno del Nucleo, previe intese con il Genio Civile. L'attuazione dei piani incontra tuttavia delle difficoltà in quanto a tutt'oggi non è prevista la localizzazione delle infrastrutture esterne. Per la sede di Villanova in particolare si attende che l'Amministrazione dei Lavori Pubblici inizi, come detto, i lavori relativi alla colmata della zona, premessa necessaria per la sua attrezzatura e per l'assegnazione di aree alle imprese che ne hanno fatto richiesta.- piano di lottizzazione e di assegnazione.
Contemporaneamente allo studio per lo sviluppo infrastrutturale delle zone industriali è stato predisposto un piano di lottizzazione sulla base del quale è stato adottato il primo piano di assegnazione a numero 6 aziende. Tale piano è ora al Ministero dell'Industria e del Commercio per l'emanazione del relativo decreto.- acquisizione di aree.
Il Consorzio ha iniziato inoltre le trattative per l'acquisto delle aree industriali. Con i proprietari con i quali non è stato possibile addivenire ad un accordo, si ricorrerà alla procedura di esproprio con l'occupazione d'urgenza degli immobili.16. RIPRESA DELLE ATTIVITà ECONOMICHE
Attualmente hanno presentato domanda alla Commissione Provinciale di cui all'art. 14 sub 10 della legge 31/5/1964, n. 357, numero 180 imprese, delle quali n. 68 industriali, n. 63 artigiane, n. 47 commerciali e n. 2 professionali.
La Commissione Provinciale ha esaminato ed espresso parere favorevole su 96 domande che hanno ottenuto il decreto prefettizio di approvazione. Complessivamente sono stati disposti i seguenti investimenti e relativi contributi:
ripristino L. 9.796.339.882Delle imprese già titolari di decreto, n. 20 hanno realizzato l'iniziativa e sono state interamente liquidate, n. 36 sono in corso di realizzazione e per esse sono state corrisposte anticipazioni e contributi proporzionali agli stati di avanzamento, mentre n. 36 non hanno ancora iniziato perchè le aree ove dovranno insediarsi non sono ancora predisposte.
Entità investimenti L. 20.678.192.062 ampliamento 10.881.S52.180ripristino L. 6.411.381.250
Contributi assegnati L. 8.587.751.168 ampliamento 2.176.370.437Anticipazioni concesse L. 3.205.612.440
È inoltre da osservare che numerose domande per iniziative commerciali non sono state ancora presentate in quanto, dovendo essere realizzate nell'abitato, il loro insediamento è strettamente connesso all'opera di ricostruzione.17. ESENZIONI ED AGEVOLAZIONI TRIBUTARIE
Era stata segnalata la necessità di accordare una congrua proroga alle agevolazioni tributarie previste dalla legge 31/5/1964, n. 357, artt. 26 e 36 (quest'ultimo modificato ed integrato dall'articolo 1 della legge 9/10/1964, n. 858), nonchè l'emanazione di disposizioni esplicative per l'esatta applicazione della norma di cui all'art. 26 da parte degli Uftici periferici. Il D.L. 14 dicembre 1965, n. 1333, ha accordato la proroga per le esenzioni fino al 31 dicembre 1968. Il Ministero delle Finanze, Direzione Generale Imposte Dirette, in sèguito ad intese con il Ministero del Tesoro ed in relazione all'interessamento di codesta On. Presidenza, con lettera del 10 maggio scorso n. 300391 ha disposto che la esenzione dalle ritenute d'imposta di ricchezza mobile di categoria C/2 e complementare, riconosciuta ai redditi dei prestatori d'opera dipendenti da privati o da ditte residenti nei Comuni di Longarone e Castellavazzo, in provincia di Belluno, e di Erto e Casso, in provincia di Udine, venga estesa ai dipendenti statali in servizio nei predetti Comuni.
Con la stessa nota sono state trasmesse alle Intendenze di Finanza competenti per territorio le istanze con le quali gli interessati, quasi tutti dipendenti statali residenti nei predetti Comuni, chiedono il rimborso delle ritenute d'imposta di R.M. e Complementare applicate sugli stipendi e sulle pensioni da essi percepiti. Il provvedimento, che accoglie una viva aspirazione degli interessati, raggiunge lo scopo di colmare quelle disparità di trattamento che erano venute a crearsi fra dipendenti pubblici e privati.
Sarà cura di questa Prefettura segnalare eventuali disfunzioni che dovessero verificarsi nella pratica applicazione del disposto.18. PROVVIDENZE PER L'AGRICOLTURA
Le modifiche e le nuove provvidenze disposte con gli articoli 5 e 6 del D.L. 9/5/1966, n.258, sono state accolte con soddisfazione dagli interessati. L'elevazione a lire 200.000 della misura del compenso, libero da vincoli di reimpiego, per i danni subìti dai fondi agricoli costituiva un vivo desiderio dei sinistrati che risponde agli effettivi criteri pratici.
La riapertura dei termini per la presentazione delle domande eviterà che vengano a crearsi disparità di trattamenti nei confronti di coloro che, pochi in questa Provincia ma numerosi in quella di Udine, non avevano presentato le istanze nei termini.
La speciale destinazione di 150 milioni per opere di sistemazione idraulico-forestale, anche se del tutto insufficiente alle esigenze della zona, potrà costituire un primo passo per il consolidamento dei terreni maggiormente sconvolti. A tal proposito è allo studio un piano di utilizzo dei predetti fondi.19. ASSISTENZA AI COLTIVATORI DIRETTI - Situazione delle Casse Mutue Comunali
Come è noto fra le varie provvidenze disposte dalla vigente legislazione in favore dei sinistrati del Vajont è considerata anche l'esenzione del pagamento dei contributi dai coltivatori diretti alle Casse Mutue Comunali.
L'articolo 20 della legge 31/05/1964, n. 357, prevede che detta esenzione venga disposta con decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale di concerto con il Ministro del Tesoro ed autorizza il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale ad accreditare i contributi a favore degli interessati fino al 31 dicembre 1965 (prorogato al 31 dicembre 1966 dalla legge 9 febbraio 1966, n. 20). La locale Cassa Mutua Provinciale, con lettera del 22 febbraio corrente, ha segnalato che, per motivi facilmente comprensibili, venne immediatamente sospesa la riscossione dei contributi, ma che nonostante l'interessamento della Federazione Nazionale delle Casse Mutue per i Coltivatori Diretti non è stato ancora disposto l'accreditamento di alcuna somma in sostituzione dei contributi non riscossi. L'assistenza agli interessati è stata ugualmente svolta facendo ricorso a prestiti bancari, ma ovviamente l'attuale situazione deficitaria degli Enti non consente il protrarsi di un tale stato di cose.
A sèguito dell'interessamento svolto da codesta On. Presidenza il Ministero del Lavoro, come è noto, ha recentemente fatto presente che il mancato finanziamento è unicamente dipeso dalla mancanza di una norma legislativa che ponga a carico dello Stato detta spesa e ha proposto che l'onere, calcolato in larga misura in cento milioni, venga fronteggiato con le "disponibilità a suo tempo accantonate per l'assistenza alle popolazioni sinistrate del Vajont".
La proposta, fatta in termini molto vaghi, lascia perplesso questo Ufficio che fin d'ora fa presente la inopportunità ed impossibilità di un eventuale reperimento di fondi fra quelli della catena della solidarietà, che, come è specificato in altra parte della relazione, hanno già da tempo una destinazione ben precisa alla quale sarebbe impossibile derogare. D'altro canto si ha motivo di ritenere che il fabbisogno, almeno per questa provincia, non superi i 50 milioni. Si confida nell'intervento di codesta On. Presidenza presso i Ministeri interessati perchè l'onere venga assunto dallo Stato.Con l'esposizione che precede si è voluto offrire un quadro obbiettivo della situazione attuale, del complesso lavoro svolto, non sottacendo le residue difficoltà che si riscontrano in vari settori d'intervento, nella certezza che codesta On. Presidenza vorrà, come in passato, intervenire per eliminarne le cause.
A tal riguardo, richiamando i punti 6) e 14) della presente relazione, si ritiene doveroso sottolineare la fondamentale importanza che riveste, per la rapida rinascita edilizia ed economica di Longarone, il superamento degli ostacoli che si frappongono alla sistemazione di quella zona industriale mediante i previsti lavori di colmata.
In definitiva, se si tien conto della molteplicità e complessità delle provvidenze legislative e delle inevitabili difficoltà connesse alla loro attuazione, può dirsi che è stato finora eseguito, da parte di tutti gli organi interessati, un proficuo lavoro e che, con la recente emanazione del D.L. n. 258, è stato compiuto un passo decisivo verso la normalizzazione delle condizioni di vita delle zone disastrate.IL PREFETTO
(Petroccia)
Fonte: "Protagonisti", rivista edita da ISBREC (BL) e reperita attraverso la biblioteca dello IFSML di Udine, che ringrazio.
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