MATERIALI E DOCUMENTI PER LA STORIA DEL DOPO-VAJONT/1



RELAZIONE DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO PER IL VAJONT AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

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(21 novembre 1963)

di Agostino Amantia

 

La notizia del disastro giunse a Roma nella notte tra il 9 e il 10 ottobre 1963. Non appena informato, il ministro dell'Interno, Mariano Rumor, dispose che si recassero sul posto il sottosegretario di Stato, sen. Giraudo, e il direttore generale dell'assistenza pubblica, prefetto Bellisario, per l'attuazione dei provvedimenti di emergenza. Giunti in aereo militare speciale la mattina del 10, i due funzionari misero a punto, dopo un rapido sopralluogo, un piano coordinato di soccorso che fu reso esecutivo dallo stesso ministro, giunto in serata a Belluno. Il primo intervento fu svolto dalle prefetture di Belluno e di Udine: approvigionamento dell'acqua potabile e dei generi alimentari, approntamento dei mezzi di trasporto, ricovero dei feriti, recupero e inumazione delle salme.

Il 16 ottobre venne nominato un Commissario Straordinario del Governo nella persona dell'on. Giacomo Sedati, sottosegretario al ministero di Agricoltura e Foreste, affiancato da due subcommissari - il prefetto O. De Gennaro e l'ing. G. Travaglini - con il compito di provvedere alla direzione e al coordinamento di tutti i servizi nei territori colpiti delle province di Udine e di Belluno. La nomina avvenne con decreto del Presidente della Repubblica emanato ai sensi della legge del 1926 sui servizi di pronto soccorso in caso di calamità naturali, già sperimentata in Polesine (R. D. 9 dicembre 1926, n. 2389). Con successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (31 Ottobre 1963) venne costituita una commissione presieduta dallo stesso Sedati per la destinazione dei fondi di solidarietà versati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli uffici del commissario trovarono accoglienza nel palazzo dell'Amministrazione Provinciale, la quale provvide anche ad anticipare la spesa relativa al personale esecutivo e alle comunicazioni telefoniche; alle spese postali e di cancelleria e ai mezzi di trasporto provvide invece la prefettura.

A un mese circa dalla sua costituzione, la relazione che segue, destinata al Presidente del Consiglio e ai ministri interessati, faceva il punto sull'attività del Commissariato a conclusione della prima fase dell'intervento di emergenza. Inviandone copia per conoscenza al segretario nazionale della D.C., Aldo Moro, al cui partito egli stesso apparteneva, il Commissario così si esprimeva:

«Caro Moro,
reputo opportuno inviarti per conoscenza una copia della relazione trasmessa in questi giorni al Presidente del Consiglio ed ai Ministri interessati.
Da essa potrai apprendere quanto si è fatto e si sta facendo a favore delle popolazioni del Vaiont, superando non lievi difficoltà, tra cui non ultime quelle di natura politica dovute all'«assalto» del P.C.I., che però viene fronteggiato molto bene.

Si opera in una situazione molto delicata anche dal punto di vista psicologico.
Ricevo la piena collaborazione delle amministrazioni provinciali di Belluno e di Udine, dei parlamentari D.C. e delle organizzazioni collaterali. Mentre si conclude la prima fase dell'intervento di emergenza si sta avviando quella dell'applicazione delle provvidenze speciali per il Vaiont che dovrà avere luogo in modo semplice e rapido per riportare sollecitamente a normalità la vita di popolazioni così duramente provate
».

A dicembre, mutato il quadro politico con la formazione del primo governo Moro, Sedati si rivolgeva di nuovo al capo dell'esecutivo per richiamare l'attenzione sui problemi fondamentali della ricostruzione, attorno ai quali l'opinione pubblica locale appariva mobilitata: la concessione dell'indennizzo ai superstiti da parte dello Stato, l'integrazione con norme operative dei provvedimenti già adottati, la ricostruzione degli abitati distrutti. E a gennaio, dopo la divulgazione dei risultati dell'inchiesta Bozzi e la visita a Longarone del ministro dei Lavori Pubblici - il socialista Pieraccini - che aveva pubblicamente dichiarato "che il Governo era intenzionato ad andare incontro anche per il risarcimento danni", mentre invece "gravi difficoltà" venivano manifestandosi proprio su questo punto all'interno della commissione interministeriale incaricata di approntare il nuovo disegno di legge, il Commissario tornava ad avvertire:
«Qualora tali difficoltà non dovessero essere superate c'è da attendersi localmente una reazione molto vivace con conseguenze di difficile previsione, ma indubbiamente gravi considerata la tensione degli animi e la difficile condizione psicologica in cui tuttora versano i superstiti a favore dei quali militano ragioni di carattere obiettivo che non possono essere sottovalutate».
Alla fine di febbraio del 1964, dopo circa quattro mesi di intensa attività, il Commissario Straordinario rassegnava le dimissioni, ritenendo esaurite le proprie funzioni. La Commissione per il Vaiont da lui presieduta veniva ricostituita subito dopo e affidata al prefetto di Belluno con il compito di provvedere all'erogazione dei fondi pervenuti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e di fornire la consulenza per tutte le attività assistenziali a favore dei sinistrati (D.P.C.M. 24 aprile 1964).

DOCUMENTO

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Premessa

Con la presente relazione si riferisce sulla attività svolta da questo Commissariato, istituito con decreto del Presidente della repubblica 16 Ottobre 1963, registrato alla Corte dei Conti il 17 successivo.

Come è noto, la notte del 9 ottobre 1963 verso le ore 22,45 una frana di grandi proporzioni staccatasi dal Monte Toc si abbattè sul sottostante serbatoio idroelettrico del Vajont determinando la violenta espulsione di acqua attraverso la forra antistante la diga in quantità e con potenza tali da causare la distruzione parziale o totale degli abitati rivieraschi del Piave più prossimi al bacino.
La frana determinava altresì una gigantesca onda anche verso monte causando la distruzione di molte abitazioni. I danni agli abitati si possono così riassumere:

- distruzione pressoché integrale dell'abitato di Longarone;

- distruzione integrale degli abitati delle Frazioni di Pirago, Villanova, Rivalta e Faè (in comune di Longarone)

- distruzione di parte dell'abitato della frazione di Codissago (comune di Castellavazzo) prospiciente il Piave su sponda sinistra;

- distruzione di un nucleo abitato, Villa Malcolm, in sponda destra del Piave (in comune di Castellavazzo);

- distruzione delle case basse della frazione di Casso, in comune di Erto);

- distruzione degli abitati delle frazioni Le Spesse e S. Martino (in comune di Erto)

- distruzione di alcune case di Borgo Piave (in comune di Belluno).

Le vittime finora accertate ammontano a 1.818 così ripartite:

- Comune di Longarone n. 1.450
- Comune di Castellavazzo n. 112
- Altri comuni della provincia di Belluno n.86
- Comuni di altre provincie n. 15
- Comune di Erto-Casso n. 145
Totali scomparsi n. 1.818

Sono state recuperate finora 1.559 salme. di cui identificate 492 sono state sepolte in gran parte nel nuovo Cimitero d i Fortogna, appositamente costruito, le rimanenti sono state sepolte nei Cimiteri della zona.
L'evento determinò anche la necessità di sgomberare totalmente gli abitanti di Erto e Casso, con una popolazione complessiva di circa 1.700 abitanti.
Le famiglie assistite risultano dai seguenti prospetti:

Provincia di Belluno: Comuni di Longarone e di Castellavazzo
Famiglie assistite - alloggiate privatamente 756 con 1.853 componenti.
Famiglie assistite in colonie 48, con 130 componenti.
Degenti in Ospedale n. 80
Totale assistiti: famiglie 804 - persone 2.063

Minori orfani 63
Minori orfani del solo padre 74
Minori orfani della sola madre 7

Totale 144

Tutti sistemati presso parenti o in idonei Istituti.

Provincia di Udine: Comune di Erto-Casso

Famiglie assistite in colonie e alberghi 77 con 301 componenti
Famiglie assistite ed alloggiate in abitazioni private: n. 203, con 813 componenti
Totale famiglie assistite n. 280, con 1.114 componenti.

Minori orfani 13
Minori orfani del solo padre 1
Minori orfani della sola madre 9
Totale 23

Tutti sistemati presso parenti o in idonei Istituti.

Persone trasferite all'estero o in altri Comuni della Repubblica permanentemente o temporaneamente n. 517.

Totale popolazione Erto-Casso 1.670.

Attività assistenziale.

Nei giorni successivi al disastro Autorità locali e Forze dello Stato prontarmente intervenute avevano fatto del loro meglio per fronteggiare la situazione. Ciò nonostante, mentre massimi erano i riconoscimenti per l'efficacia dell'intervento delle Forze Armate, dei Vigili del Fuoco e delle Forze di Polizia, un certo risentimento serpeggiava nei confronti delle Autorità Civili accusate di poca efficienza e di scarsa comprensione. Furono, perciò, presi con Autorità politiche amministratori locali e cittadini interessati diretti contatti dai quali emerse il convincimento che. se errori erano stati, in quei primi difficili momenti commessi essi riguardavano più il piano morale e psicologico che quello materiale della efficacia e tempestività dei soccorsi.

Sembrò quindi utile rimediare a tale stato di cose attraverso quotidiani, frequenti colloqui con i danneggiati, onde raccoglierne gli stati d'animo e dare loro l'assicurazione dell'interessamento governativo. Attraverso tali contatti fu possibile anche rendersi conto delle più immediate esigenze da affrontare e furono pertanto emanate disposizioni intese:

1) - a corrispondere a tutti coloro che avevano trovato alloggio presso amici e parenti od in case di affitto e che erano rimasti, a seguito degli avvenimenti, privi delle ordinarie fonti di entrata un sussidio giornaliero a carattere continuativo di L. 1.200 per il capo famiglia e di L. 400 per ogni altra persona a carico, integrato da una somma di L. 10.000 mensili per famiglia a titolo di contributo affitto e L. 10.000, limitatamente ai mesi invernali, per spese di riscaldamento.

2) - A corrispondere agli assistiti in via diretta in alberghi e colonie a totale carico dell'Assistenza Pubblica, un sussidio in danaro ragguagliato a L. 400 giornaliere per il capo famiglia più L. 200 per ogni componente la famiglia stessa.
Questa seconda forma di intervento sembrò opportuna, oltre che corrispondere a pressanti richieste degli interessati, anche sul piano obiettivo, non potendosi considerare soddisfatti con la corresponsione gratuita di vitto, alloggio e riscaldamento i bisogni elementari di una famiglia civile.

3) - A migliorare l'abitabilità degli alloggi collettivi mediante divisori, apprestamenti igienici ed accorgimenti di vario genere.

4) - A sgombrare gradualmente detti alloggi collettivi sia facilitando la ricerca di soluzioni individuali sia, soprattutto effettuandone il trasferimento in alloggi unifamiliari prefabbricati la cui costruzione fu subito impostata come sarà più diffusamente chiarito nella parte tecnica della presente relazione.

5) - A riorganizzare subito i servizi essenziali per la vita delle comunità.

6) - A potenziare, anche con l'utilizzazione di elementi specializzati, il servizio riconoscimento salme.

Con i provvedimenti di cui sopra, integrati dalla possibilità lasciata ai Prefetti delle due provincie di intervenire mediante la concessione di sussidi straordinari ogni volta che casi particolari lo consigliassero, si ottenne una provvisoria normalizzazione della situazione assistenziale.

Furono lasciati in vigore, con opportuni ampliamenti ed adattamenti, le forme assistenziali già in atto, consistenti essenzialmente nel pagamento del biglietto di viaggio agli emigrati rientrati a causa della sciagura, nell'esercizio di servizi autotrasporto di emergenza, nel pagamento delle spese di inumazione dei cadaveri, ivi compresi i feretri, nella distribuzione di indumenti ed effetti d'uso di immediata necessità, nel ricovero dei minori in idonei Istituti.

Nuove forme di assistenza furono anche previste ed adottate tra cui quella tecnico-legale, intesa a dar modo ai sinistrati di procedere alla valutazione dei danni subiti il cui accertamento anche se non presentava immediato interesse pratico, non esistendo per il momento la possibilità di ottenere un vero e proprio risarcimento in senso privatistico, presentava invece grande importanza sul piano psicologico.

All'accertamento, sia pure di parte, dei danni subiti, gli interessati attribuiscono infatti il valore di necessaria ed urgente premessa per far valere a tempo opportuno gli eventuali loro diritti.

Tali forme assistenziali furono concentrate in unico ufficio per motivi di comodità ed organicità funzionali.
Si omette, ovviamente, la casistica presentatasi giornalmente e su cui potranno dare particolareggiati ragguagli i Prefetti, nelle loro relazioni al Ministero dell'Interno.
Preme invece rilevare che gli interventi di cui sopra furono disposti come misure di emergenza, non trascurando di impostare il problema di una progressiva normalizzazione di tutto il settore, nei limiti consentiti dalle circostanze.

Con tali intendimenti fu studiata una serie di interventi che, pure esorbitando dal tradizionale concetto di assistenza, furono giudicati non solo necessari nella particolare situazione determinata dai luttuosi eventi, ma opportuni in base ad una più moderna ed ampia concezione dei compiti dello Stato in campo assistenziale. Sembra, infatti, pacifico che, in una moderna democrazia, la solidarietà che la comunità nazionale esprime, attraverso lo Stato, ai suoi componenti colpiti da calamità, debba tendere essenzialmente a facilitare in ogni modo possibile il reinserimento dei colpiti in un normale ciclo di vita.

Si stabilì in primo luogo di tenere presenti due aspetti strutturali della popolazione: l'età e l'attività produttiva. Per quanto riguardal'età, si stabilì di prendere in esame i minori (fino ai 18 anni), gli anziani e gli inabili con l'intento di assicurare a tali categorie una assistenza differenziata in base ai loro particolari bisogni.

Per i minori si curò, come provvedimento di emergenza, che fosse assicurato a ciascuno il ricovero presso parenti od in idonei Istituti e, per gli orfani, si affiancò la Magistratura nel promuovere i provvedimenti di sua competenza con la nomina dei tutori.

Contemporaneamente, a mezzo di assistenti sociali messi a disposizione da alcune Amministrazioni Provinciali del Veneto si iniziò una approfondita indagine sui minori e sui nuclei familiari di provenienza tendente ad accertare, per ciascuno di essi, la effettiva situazione ambientale ed attitudinale al fine di facilitare loro in ogni modo il raggiungimento di un sufficiente grado di istruzione: umanistica, tecnica o professionale.

L'indagine è ancora in corso ed, appena ne saranno noti i risultati, è intenzione di questo Commissariato di avvalersene per assicurare a ciascun minore la possibilità di proseguire gli studi anche fino a livello universitario, per quelli che ne avessero attitudine, mediante concreti e sostanziali contributi alle famiglie od anche a totale carico dello Stato o degli Enti preposti.

Probabilmente il settore dell'assistenza ai minori risulterà per buona parte soddisfatto dalle offerte già pervenute da vari Istituti come la Fondazione Balzan e l'ENAOLI: i mezzi della assistenza pubblica integreranno, con impegni programmati, l'intervento di altri Enti e privati.

Per gli anziani, le ricerche effettuate hanno messo in evidenza la mancanza anche in località viciniori, di idonei Istituti di ricovero e, benché i casi non siano numerosissimi, sono tuttavia risultati da una prima affrettata indagine di entità tale da fare prendere in considerazione la necessità di una casa-albergo per ospitarli. Appena saranno noti i più precisi risultati delle ricerche approfondite in corso, si metteranno sul terreno concreto le possibilità esistenti di soddisfare tale settore avvalendosi di offerte già pervenute da privati benefattori. Anche qui, peraltro si dovrà, qualora necessario, intervenire con i fondi a disposizione dell'Assistenza Pubblica.

Circa, poi, le categorie produttive, sono stati presi in considerazione artigiani, commercianti, agricoltori e lavoratoli dipendenti.

Per gli artigiani e commercianti il problema consisteva nell'individuare un criterio che consentisse di accelerare il loro reinserirmento nell'attività lavorativa al duplice fine di ridare ad essi ed ai loro dipendenti le normali fonti di reddito e di riportare gradualmente la zona alla normalità, attraverso il risorgere di dette tradizionali attività.

Tale obiettivo si è ritenuto di poter raggiungere mediante un pre-finanziamento che in qualche modo anticipasse la effettiva applicazione della Legge Speciale del 4 novembre 1963, n. 1457 la quale, come è noto, prevede un contributo a fondo perduto da parte dello Stato e, per la rimanente somma, un credito agevolato ammortizzabile in 15 anni.

Previ accertamenti sulla entità della somma necessaria, individuata in un massimo di 450 milioni per la zona compresa nella Provincia di Belluno, sono stati presi accordi con la Cassa di Risparmio di Verona - Vicenza - Belluno la quale concederà agli artigiani e commercianti che intendano ricostruire gli esercizi distrutti o danneggiati un prestito dell'importo corrispondente alla somma necessaria a detta ricostruzione, al tasso agevolato del 4%.

Sui fondi destinati alla assistenza sarà corrisposto un contributo pari al 3% della somma mutuata, rimanendo così a carico dell'interessato l'1%.

Per facilitare ulteriormente la ripresa dei suddetti settori, si è inoltre deciso, su conforme parere della Commissione di Coordinamento istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 ottobre 1963 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 291, di corrispondere un ulteriore contributo a fondo perduto per le spese di avviamento pari al 20% della spesa necessaria, con il limite massimo di due milioni, corrispondente ad un impegno finanziario da parte dell'interessato di lire 10 milioni.
Analoghe provvidenze saranno concesse nella provincia di Udine, non appena conclusi gli accordi in corso con quella Cassa di Risparmio.

È da aggiungere che, poiché nessuna particolare garanzia sarà richiesta agli interessati a copertura della somma mutuata, le Amministrazioni Provinciali, in concorso con i Comuni, hanno stabilito di assumere, con speciale deliberazione, detta garanzia.

Per quanto a prima vista la sopra accennata forma di intervento nel settore del credito possa sembrare non strettamente attinente ad una azione di carattere assistenziale, da più attente considerazioni è facile invece constatare come, con la ricostituzione delle fonti di reddito, venga progressivamente ad essere sgravata l'assistenza pubblica dei suoi interventi a titolo alimentare e che quindi la forma di intervento praticata, non solo non costituisce un aggravio ma, a lungo andare, una economia di spesa, anche senza considerare i riflessi, già accennati, di carattere sociale.

Per gli agricoltori, piccoli proprietari in prevalenza coltivatori diretti, considerato che non sembra possibile intervenire mediante crediti agevolati, già adeguatamente previsti dalle norme legislative in vigore richiamate negli artt. 21 e seguenti della legge N. 1457 si è deciso di intervenire ugualmente mediante un contributo del 20%, sempre con il limite massimo di due milioni come per le altre categorie.

Detto contributo sarà concesso sia ai danneggiati con azienda ricadente nei comuni di cui all'art. 21 della legge N. 1457 sia nelle rimanenti località lungo il corso del Piave, ugualmente sinistrate a seguito del medesimo evento per facilitare la ripresa produttiva o la ricostituzione dell'Azienda.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, il problema consiste nel facilitarne il riavviamento al lavoro o negli stessi posti lasciati all'atto del disastro o in nuove aziende qualora le precedenti fossero state distrutte. In realtà, le offerte di lavoro pervenute direttamente da associazioni industriali o da singole aziende o tramite i competenti Uffici Provinciali del Lavoro sono tali da garantire a tutti una rapida ripresa delle attività lavorative benché peraltro, a tali offerte sia stata data la massima possibile pubblicità, portandole a conoscenza degli interessati, anche mediante la pubblicazione di un apposito notiziario, si è riscontrata una sensibile riluttanza nell'accettarle.

Ulteriori incentivi per vincere dette riluttanze sono stati escogitati mediante facilitazioni nella ricerca di un alloggio in prossimità dei nuovi posti di lavoro e mediante la organizzazione di mezzi di trasporto gratuito dal domicilio al posto di lavoro.
Inoltre si è ritenuto di assicurare ai lavoratori che accettino la rioccupazione il mantenimento per un certo periodo di tempo del sussidio giornaliero continuativo.

Ciò nonostante le riluttanze di cui sopra permangono, probabilmente a causa della incertezza di queste popolazioni sul loro avvenire, sulla sorte dei loro beni e sugli eventuali relativi indennizzi, sulle decisioni che dovranno essere prese circa il trasferimento degli abitati e per altri motivi di carattere psicologico cui non sono estranei incitamenti da parte di una propaganda politica svolta con largo impiego di mezzi dal partito comunista il quale, avvalendosi dei motivi di incertezza esistenti, ritiene di poter trarre vantaggi dal perdurare dell'attuale situazione.

Per il momento, a parte il contrasto che a tale propaganda può essere fatto dai partiti politici che formano la maggioranza governativa, l'azione dello Stato non può consistere che nel mantenere ed eventualmente accrescere le incentivazioni di cui si è già fatto cenno, anche mediante la eventuale concessione di un contributo straordinario di fine assistenza alle famiglie definitivamente reinserite nella vita normale.

Èperaltro evidente che, eliminati gli attuali motivi di incertezza, ed adottate in sede competente le urgenti decisioni necessarie in materia di trasferimento e ricostruzione degli abitati,una piùdecisa azione dovrà al riguardo essere condotta anche mediante la cessazione di ogni aiuto a coloro che persistessero in un atteggiamento negativo il cui carattere antisociale deve, per ovvi motivi, essere fermamente contrastato.

A questo punto, allo scopo di accelerare e rendere realistica la applicazione della citata legge n. 1457 per quanto riguarda la ricostituzione dei nuclei familiari intorno al focolare domestico si è ritenuta una ulteriore forma di intervento tesa ad accrescere l'interesse dei danneggiati a ricostruire al più presto la propria abitazione.
Al riguardo si è constatato che la somma massima di 4 milioni per unità immobiliare prevista dalla legge N. 1457 per la ricostruzione o la riparazione dei fabbricati distrutti o danneggiati, sia pure con l aumento di L. 500 mila per le abitazioni di famiglie con un numero superiore a 5 membri, non è sufficiente, in base ai prezzi vigenti nella zona, a consentire la ricostruzione del patrimonio immobillare familiare.

Occorre pertanto, qualora, in prosieguo di tempo non si ottenga un aumento di detto minimo, rendere possibile alle famiglie proprietarie di un alloggio per uso personale di poterlo ricostruire effettivamente mediante la concessione di un contributo suppletivo sui fondi assistenziali. In relazione alla presumibile totale entità dei fondi a disposizione, alla media dei prezzi vigenti nella zona ed alla composizione media dei nuclei familiari, si è stabilito detto contributo suppletivo nella misura di Lire 1.000.000 maggiorato a L. 1.500.000 nei confronti delle famiglie con un numero di membri superiore a 5.

Per ragioni perequative e di carattere sociale si è poi stabilito di concedere un analogo beneficio anche alle famiglie che non siano proprietarie di alloggi, mediante la costruzione a cura dei Comuni interessati o di cooperative e con le agevolazioni sulla edilizia popolare ed economica, di un sufficiente numero di vani di abitazione da cedere ai predetti con patto di futura vendita e riscatto. I medesimi contributi di cui al punto 1) saranno in questi casi corrisposti quale quota parte dell'intero ammontare del riscatto rimanendo la differenza a carico degli assegnatari, in rate mensili.

Di grande importanza è, infine, sempre agli effetti della ricostituzione dei nuclei familiari, l'esigenza di dotare le famiglie del vestiario, della biancheria e del mobilio necessario, anche in riferimento all'art. 7 della legge n. 1457. Al riguardo si è stabilito di predeterminare una serie di oggetti di arredamento ed accessori costituenti lo standard per un nucleo familiare medio, accertandone, con la collaborazione delle Camere di Commercio e delle Associazioni di categoria, il prezzo di mercato e fissando così una cifra, riferita ad una famiglia di 4 persone, sulla quale effettuare detrazioni od aumenti in relazione al variare dei componenti il nucleo familiare.
Detti accertamenti sono in corso ed, appena noti i risultati, sarà fatta conoscere agli interessati l'entità di detta cifra nei limiti della quale essi potranno acquistare liberamente il necessario, ottenendone il rimborso a presentazione fattura o documento equivalente. Ovviamente a detta operazione si darà corso di mano in mano che i nuclei familiari siano ricostituiti in una conveniente abitazione.

Con i sopra riportati criteri si confida di avere impostato un piano organico di interventi atti a conseguire le finalità che ci si propone di raggiungere. L'esperienza suggerirà, in prosieguo di tempo, eventuali altre forme di intervento.

Circa i mezzi finanziari destinati alla copertura di detto piano, soccorrono le somme disponibili sul bilancio del Ministero dell'Interno a norma della legge numero 1457 e del DecretoLegge 31 ottobre 1963 n. 1408 nonché le somme messe a disposizione dalla Presidenza del Consiglio e provenienti dalla sottoscrizione della RAI-TV e da private offerte per l'ammontare di 1.500 milioni.

Dette somme infatti costituiscono praticamente il limite massimo entro il quale bisogna contenere tutte le forme di assistenza. Né sembra il caso di fare una distinzione, ai fini del loro impiego, tra le somme provenienti dalle generiche private raccolte e quelle disponibili sul bilancio del Ministero dell'Interno, essendo entrambe dedicate ad un medesimo fine.
A causa di ciò ed allo scopo di ottenere la massima possibile collaborazione degli Enti locali interessati nella compilazione e successiva esecuzione dei piani di assistenza, il Commissariato ha ritenuto che la Commissione di Coordinamento di cui al sopra citato Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri fosse investita del compito di collaborare in via consultiva con il Commissariato per la migliore applicazione della Legge speciale e per ogni altra decisione che possa interessare le popolazioni colpite dalla sciagura oltre che ovviamente, per il coordinamento della spesa comunque diretta all'impiego del fondi assistenziali.

La suddetta Commissione, riunita finora tre volte, ha espresso all'unanimità il proprio consenso sui provvedirnenti finora adottati e ne ha presi in esame altri rivolti a completare l'attività assistenziale: in particolare si è determinato un orientamento favorevole alla concessione di un "contributo di solidarietà" da erogarsi a ciascun nucleo familiare superstite all'atto in cui, cessata l'attività assistenziale straordinaria, riprende la vita normale. L'ammontare del contributo potrà essere differenziato tenuto conto della composizione del nucleo familiare superstite e della sopravvivenza o meno di unità produttive valide.

Ripristino delle comunicazioni e dei servizi. Ricostruzioni e riparazioni

Dal punto di vista tecnico apparve subito che il lavoro andava svolto su quattro direttrici:

a) ricerca sistematica delle salme previa "ricostruzione ideale in sito" della planimetria degli abitati di Longarone e delle Frazioni. Indi sgombero delle macerie e del materiale alluvionale trasportato sugli abitati dall'onda;

b) ripristino delle comunicazioni e dei servizi pubblici di importanza fondamentale, difesa delle sponde nel Piave e nel Maè nei tratti insidiati per il modificato andamento degli alvei e per l'ingombro di mateliali trasportati;

c) costruzione di ricoveri per i superstiti provvisoriamente sistemati presso parenti o in edifici collettivi e riparazione delle case danneggiate;

d) definizione delle opere indispensabili al ripristino delle condizioni di sicurezza della zona.

I - Recupero salme e sgombero macerie

Per la più sollecita ed ordinata esecuzione dei lavori di cui alla lettera a) venne subito disposta l'istituzione di una sezione del Genio Civile a Longarone, diretta da un Ingegnere Principale. L'organizzazione civile ha potuto sostituirsi nel giro di pochi giorni a quella militare, la quale ha potuto così gradualmente ritirare uomini e mezzi. La individuazione e l'ubicazione di strade e case ha consentito un rapido e sistematico recupero delle salme, recupero da ritenersi ormai integrale per quanto riguarda le aree su cui sorgevano gli abitati.

Al momento attuale, a Longarone, lo sgombero delle macerie e della ghiaia, nella misura di 230.000 metri cubi eseguito dal Genio Civile con l'impiego di 66 mezzi meccanici, è ultimato.
Le salme sono state inumate in apposito cimitero nella frazione Fortogna. Ormai in via di definitiva sistemazione, è in costruzione la strada di accesso. Anche il cimitero di Pirago, devastato dail'onda, è stato ricompensato e sistemato.

II - Ripristino comunicazioni e servizi-opere di difesa fluviale

Il ripristino delle comunicazioni è stato assicurato nel modo seguente:

a) per la Frazione di Codissago con un ponte Bailey della luce di 57 metri, varato dai militari;

b) per le Frazioni di Dogna e Provagna prima con una passerella in legno e poi con un ponte Bailey di metri 90 su due luci, varato dal Genio Civile.
È stato necessario costruire per queste due Frazioni circa un chilometro e mezzo di strada in golena; è stata inoltre costruita una variante esterna all'abitato di Dogna;

c) per Castellavazzo e l'Alto Cadore, mediante un raccordo provvisorio della Statale 51 attraverso le macerie di Pirago e Longarone, raccordo costruito dai militari in collaborazione con l'A.N.A.S.
Successivamente, a cura del Genio Civile, è stata costruita una variante esterna, con tracciato all'incirca coincidente con la sede preesistente. Quest'ultimolavoro, oltre a consentire un più rapido sgombero delle macerie, ha permesso di riaprire il transito anche per gli automezzi pesanti, con notevole sollievo delle popolazioni dell'Alto Cadore.
L'abitato di Casso, totalmente sgomberato, è privo di vie di comunicazione a causa della distruzione della statale 251 in corrispondenza della frana abbattutasi nel serbatoio. Le masserizie si stanno recuperando a mezzo di teleferica appositamente costruita;

d) la strada per Soverzene, completamenie asportata dall'onda nel tratto che correva in rilevato trasversalmente al Piave, è in corso di ricostruzione a cura dell'E.N.E.L.; attualmente Soverzene si raggiunge su un tracciato provvisorio parallelo a quello preesistente.

I lavori per la ricostruzione definitiva della Statale 51 di Alemagna sono stati già appaltati dall'AN.A.S., in due lotti per complessive L. 800 milioni. Le Ferrovie dello Stato stanno predisponendo la sede per ricostruzione del binario. In una serie di sopralluoghi e di riunioni tenute presso il Commissariato sono stati definiti in dettaglio i tracciati e l'ordine dei lavori. Le comunicazioni telefoniche e telegrafiche ripristinate in sia provvisoria avranno quanto prima una sistemazione definitiva: la T.E.L.V.E. secondo quanto già concordato con l'A.N.A.S. poserà i cavi in sede stradale.

È stato ripristinato l'acquedotto e la rete di pubblica illuminazione di Codissago, nonché l'acquedotto di Muda Maè.

Problema di notevole importanza, anche ai fini della ripresa delle attività lavorative nella vallata, era rappresentato dai nuovi inalveamenti del Piave e dei Maè causati dall'onda. Un notevole sovralzo degli alvei causato dalla catastrofica piena ha determinato tra l'altro la necessità di apprestare opere di difesa in corrispondenza dello stabilimento Faesite, ove abitualmente lavorava la maggior parte degli operai della zona. È ultimata la costruzione di un grosso repellente e il lavoro della Faesite è ripreso già da due settimane. Altre importanti opere di difesa lungo il Piave sono state completate in località Caorera e Ponte della Vittoria in Belluno e in Comune di Limana, località Praloran.

Il Maè, cambiando del tutto il suo corso nel tratto terminale, ha insidiato la Statale 51 e lo stabilimento della Faesite sino a quando non è stato ricondotto, mediante un taglio nel greto di circa mc. 20.000, sul primitivo percorso.

Altra fonte di notevole preoccupazione è stato l'ingombro del Piave e dei tratti terminali degli affluenti Rai e Maè da parte di una quantità inverosimile di tronchi d'albero, tondelli della cartiera e della Faesite e rottami legnosi dalle coperture, infissi e suppellettili delle case distrutte. Un primo lavoro di accatastamento venne compiuto dai militari. Si tentò poi vanamente di appaltare lo sgombero ed il recupero ad imprese private. Il problema è stato recentemente risolto: le Amministrazioni Comunali vi stanno provvedendo a loro cura ciascuna nell'ambito della propria circoscrizione territoriale, con l'assistenza della Forestale, secondo accordi precisi stabiliti presso questo Commissariato.

III - Costruzione ricoveri per serza tetto e riparazione case danneggiate

A Codissago è ultimata la costruzione del rione di case prefabbricate per le famiglie della frazione rimaste prive di alloggio. Le casette sono state dotate di un arredamento completo. È pressochè ultimata la riparazione di 30 case rimaste danneggiate.
Vari negozi e botteghe d'artigiani sono stati ugualmente rimessi a nuovo. È stata inoltre completata la riparazione delle reti di acquedotto e di fognatura ed assicurato il rifornimento idrico a tutti i fabbricati. Nella frazione di Codissago tra pochi giorni non rimarranno tracce della terribile distruzione.

Anche a Longarone Alto si stanno installando 21 case prefabbricate richieste insistentemente da quell'Amministrazione Comunale per ospitare gli emigrati che vi ritorneranno fra poche settimane. Sono in costruzione anche 8 negozi prefabbricati per consentire una ripresa della vita commerciale. È attesa una scuola prefabbricata di 4 aule. Sono stati ultimati i lavori di ripristino del piano terra dei fabbricati di Via Roma.

A Claut è in costruzione un quartiere di case prefabbricate di 50 unità destinate ad ospitare altrettante famiglie sfollate da Erto Casso. Il quartiere sarà dotato di tutti i servizi pubblici e di un'adeguata rete stradale.
Altre case prefabbricate, donate dalla privata beneficenza, si installeranno quanto prima a S. Quirino presso Pordenone. In esse si sistemeranno famiglie che hanno chiesto di trasferirsi in pianura, avendo avuto possibilità di impiego presso industrie locali.

IV- Opere per la sicurezza della zona

La definizione e quindi l'attuazione delle opere necessarie per la sicurezza della zona è apparsa dal primo momento il presupposto per la concretizzazione di interventi a carattere definitivo. Fin dal 18 ottobre, a pochi giorni dalla catastrofe, e quindi in altra seduta in data 5 novembre dopo la visita dell'On. Ministro dei Lavori Pubblici, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici indicò gli studi e le opere da attuare per garantire la sicurezza della zona.
- Ad avviso del predetto consesso, la sicurezza nella valle del Piave va assicurata mediante:

a) conservazione della diga per il contenimento della frana;

b) verifiche di stabilità del manufatto e della roccia d'imposta;

c) protezione della diga con una serie di traverse per dissipare l'energia di una eventuale vena tracimante e per salvaguardare il Piave dal pericolo dell'afflusso di materiale solido;

d) ripristino ed integrazione delle opere di Difesa nel Piave e nei suoi affluenti.

- Per la difesa del versante Cimoliano, mediante:
e) installazione di un impianto idrovoro per contenere o deprimere il livello del lago a monte della frana, sgrondo di diversione delle acque del Vajont, del Tura e dello Zemola, per riunirle su Passo S. Osvaldo e riversarle nella Cimoliana;

g) completamento della galleria di sfioro a quota 720. Tale opera costituirà l'emissario del lago;

h) impermeabilizzazione del mantello morenico su Passo S. Osvaldo a mezzo di schermo di tenuta;

i) costituzione di soprasoglio su Passo S. Osvaldo.

Di tali opere, quelle di cui alle lettere d), i) saranno eseguite dal Magistrato delle Acque di Venezia, le altre sono state poste a carico dell'E.N.E.L. I lavori di ripristino delle difese del Piave e degli affluenti sono previsti in un progetto dell'importo di 1 miliardo recentemente approvato dal Magistrato delle Acque in attuazione del D.L. n. 1408 del 31/10/1963.

I primi due lotti, per l'importo complessivo di L. 800 milioni, saranno appaltati il giorno 26 p. v.
Il Consiglio Superiore, IV Sezione, nella seduta dell'8 novembre u. s. ha espresso parere favorevole sui progetti relativi alle idrovore, alla galleria di scarico di superficie e allo schermo di tenuta su Passo S. Osvaldo. I primi due sono stati già iniziati. Se ne prevede l'ultimazione rispettivamente per il mese di febbraio e maggio p. v.
Lo schermo di tenuta su Passo S. Osvaldo è stato parimenti appaltato.

Ritenendo indispensabile un approfondito studio geologico sulla situazione attuale del bacino, con particolare riferimento alla stabilità delle pendici del Toc al futuro prevedibile comportamento del materiale franato, ed alle condizioni di Passo S. Osvaldo, il Commissariato, di intesa con il Ministro dei Lavori Pubblici ha incaricato in proposito il Servizio Geologico d'Italia e due docenti in materie geologiche. Se ne attendono le prime conclusioni nei prossimi giorni.

Le determinazioni dei geologi saranno utili al Consiglio Superiore del Lavori Pubblici che, in base al disposto della Legge 4/11/1963 n. 1457, dovrà avanzare proposta per l'eventuale trasferimento dei centri abitati.

Altri interventi

Nel quadro degli interventi e provvidenze a favore della popolazione colpita dal disastro del Vajont, pronta ed efficace si è dimostrata la collaborazione offerta anche dagli altri Uffici Statali nel settore della propria specifica competenza. I Provveditorati aggli Studi di Belluno ed Udine hanno adottato tempestive disposizioni per la sollecita ripresa dell'interrotta attività scolastica e per non far mancare agli alunni quella assistenza morale e materiale che l'eccezionale circostanza richiedeva.

Va premesso che a Longarone è stato gravemente danneggiato l'edificio scolastico della scuola elementare, mentre sono andati completamente distrutti gli edifici della scuola materna, di quella media e di avviamento nonchè della scuola elementare della Frazione Faè. Pertanto per far fronte alle sopravvenute necessità scolastiche, si sono dovuti reperire nuovi locali.

Utilizzando allo scopo due locali della sede municipale, fu possibile, fin dal 18 ottobre, riaprire la scuola elementare per i 30 alunni rimasti nel capoluogo mentre in data 31 ottobre è stato possibile far funzionare, nell'edificio della scuola elementare del capoluogo di Castellavazzo, previo sgombero dei militari ivi alloggiati, la scuola media e di avviamento.
Invece i 99 alunni che frequentavano la scuola elementare di Fortogna, per esigenze di ordine pubblico sono stati, in un primo tempo, giornalmente trasferiti con appositi automezzi, presso la Colonia P.O.A. di Belluno, località Safforze, dove hanno funzionato regolarmente le cinque classi elementari nonché l'interscuola e doposcuola con 4 insegnanti. Detti alunni sono successivamente rientrati alle loro sedi.
Le scuole elementari della Frazione di Dogna e Provagna del Comune di Longarone e della Frazione di Codissago del Comune di Castellavazzo sono state riaperte non appena riattivate le strade di comunicazione.

Dal 10 ottobre al 30 ottobre n. 42 alunni delle scuole elementari della zona sinistrata sono stati ospitati e riforniti dell occorrente vestiario nella Colonia "Villa Patt" di Bribano di Sedico (Belluno), mentre 30 di essi sono rientrati successivamente in famiglia.

Recentemente, per la spesa di L. 4 milioni, è stato disposto l'acquisto di attrezzatura e materiale per il funzionamento delle scuole e per la refezione scolastica nella zona del Vajont, mentre da parte del Ministero della Pubblica Istruzione è in corso la fornitura di una scuola elementare prefabbricata per Longarone, dovendosi, per ovvie ragioni di funzionalità, sistemare la scuola stessa in più efficiente sede propria.

Per quanto attiene, invece, i circa 100 alunni della scuola elementare di Erto-Casso, essi sono stati sfollati a Claut e Cimolais ed aggregati a quelle scuole mentre si è provveduto, con fondi del patronato scolastico successivamente integrati con uno straordinario contributo del Ministero della Pubblica Istruzione, a rifornirli di indumenti e calzature e farli beneficiare della refezione scolastica.
Gli alunni che frequentavano le scuole secondarie di primo grado, in prevalenza a Longarone, sono stati accolti in appositi istituti di Pordenone mentre 16 di essi sono restati a Cimolais e frequentano la scuola di Claut, dove vengono trasferiti giornalmente con appositi automezzi. Inoltre il Patronato scolastico di Erto-Casso ha messo in funzione 3 sezioni di doposcuola a Claut Capoluogo e 1 a Cimolais.

Gli Uffici Provinciali del Lavoro e Massima Occupazione di Belluno ed Udine sono stati particolarmente impegnati, con lavoro coordinato, nel settore di loro competenza e tempestive ed opportune sono state le provvidenze adottate a favore dei lavoratori della zona sinistrata.
Come primo intervento hanno provveduto: all'istituzione di posti di assistenza e smistamento, presso le stazioni ferroviarie di Belluno e Sedico-Bribano, per i lavoratori provenienti dall'estero o da località del territorio nazionale; all'impianto di uffici di fortuna a Longarone e sussidiariamente a Castellavazzo per provvedere alla concessione di sussidi straordinari. dell'indennità di disoccupazione e alle eventuali necessità connesse all'a; viaménto al lavoro in posti reperiti in altri Comuni, previo rilascio di scontrini ferroviari per eventuali trasferimenti per ferrovia.

Di una immediata ed eccezionale forma di assistenza beneficiarono i pensionati della Previdenza Sociale, ai quali fu corrisposto dall'Istituto un soccorso di L. 50.000 pro-capite, mentre l'I.N.A.M., da parte sua, versò a chi ne aveva titolo un sussidio di emergenza di L. 20.000.
Le domande di indennità di disoccupazione raccolte ed inoltrate furono 144, i modelli ML distribuiti per viaggi gratuiti fino alla frontiera o per raggiungere altri luoghi di lavoro in territorio nazionale sono stati 323 e 292 i cestini da viaggio offerti.
Per quanto attiene, in particolare, la situazione della disoccupazione va chiarito che essa si presenta con diverso aspetto se riferita alla zona di Longarone o al Comune di Erto-Casso. Infatti, nel Comune di Longarone esistevano aziende artigianali ed industriali andate completamente distrutte, che assicuravano lavoro agli operai del posto e a lavoratori dei comuni limitrofi, mentre nel comune di Erto-Casso la quasi totalità dei lavoratori è costituita da muratori, carpentieri e manovalanza edile che emigra stagionalmente con prevalenza in nazioni estere.

Il fenomeno della disoccupazione, per le sopraesposte precisazioni, ha subito un andamento diverso nelle due predette zone.
Da una approssimativa indagine effettuata subito dopo il disastro del 9 ottobre risultò che le unità disoccupate erano nel complesso 175, delle quali 125 appartenevano al Comune di Longarone e 50 al comune di Erto-Casso. Una più approfondita indagine, resa possibile dalla riapertura in sede propria dei rispettivi uffici comunali di collocamento, effettuata entro il 30 ottobre scorso, non fece registrare aumento apprezzabile della cifra dei disoccupati di Longarone, mentre il numero dei disoccupati di Erto-Casso salì a 132 unità. Nel periodo intercorrente fra il 10 ottobre e il 30 successivo furono avviati al lavoro 37 lavoratori di Longarone e 32 di Erto-Casso.

Alla data del 20 novembre scorso la situazione della disoccupazione ha subito i seguenti spostamenti: 201 disoccupati per Longarone e 245 disoccupati per ErtoCasso nonostante siano stati, in quest'ultimo intervallo di tempo, avviati al lavoro n. 82 unità di Longarone e n. 27 di Erto-Casso. Il progressivo aumento dei disoccupati, più accentuato per Erto-Casso, è stato determinato dalla circostanza che i lavoratori stagionali emigrati hanno anticipato il rientro nel Comune di residenza. Per contro, nonostante gli incentivi, le offerte di lavoro e la larga propaganda in atto per favorire un rapido ritorno alla normale attività lavorativa, si registra un rallentamento nell'avviamento al lavoro. Tale situazione è anche influenzata dall'attesa da parte dei lavoratori interessati delle disposizioni che la sede centrale dell'Istituto Nazionale Previdenza Sociale dovrà comunicare alle dipendenti sedi di Belluno e di Udine in applicazione dell'art. 24 della Legge 4.11.1963, n. 1457, nonché da difficoltà alloggiative, per il superamento delle quali è in corso un notevole programma di intervento.

Per i mesi di Dicembre e Gennaio è previsto un più accentuato ritmo di rioccupazioni presso le industrie della zona di Pordenone. Per quanto interessa lo specifico settore della attività agricola che riveste preminenti interessi per la zona di Erto-Casso, va premesso che la sciagura ha apportato le seguenti distruzioni e perdite:

- superficie agraria e forestale perduta circa Ha 400, nella porzione di 1/4 di bosco, 2/4 di prato e 1/4 di terreno incolto;

- case distrutte n. 124;

- stalle distrutte n. 151;

- bestiame bovino perito n.77 capi, oltre a qualche capo di bestiame suino e ovino;

- i capi bovini recuperati sono stati n. 230.

Al riguardo va posto in evidenza che per impedire che speculatori senza scrupoli, approfittando della dolorosa circostanza, avessero la possibilità di acquistare a prezzo non remunerativo il bestiame che gli abitanti di Erto-Casso per trasferimento o altre ragioni si vedevano forzatamente costretti ad alienare, fu opportunamente organizzata il 22 ottobre una apposita asta, nel corso della quale furono venduti 95 capi bovini, consentendosi in tal modo ai singoli proprietari alienanti di realizzare un sovrapprezzo valutato a circa L. 20.000 per capo nei confronti del prezzo di mercato di allora. Altra simile asta è stata tenuta il 6 novembre u.s.
Peraltro, per l'interessamento dell'Ispettorato Provinciale dell'Agricoltura e dell'Ispettorato Compartimentale del Corpo Forestale dello Stato competenti per territorio, il bestiame superstite fu, con ogni immediatezza, sistemato in stalle e con regolare continuità, è stato sempre assicurato il normale approvvigionamento di foraggi e mangimi.
Le Intendenze di Finanza di Belluno e Udine, d'intesa tra di loro, emanarono previa autorizzazione delle Autorità Centrali, tempestive disposizioni straordinarie, tuttora in vigore, da valere nei Comuni di Erto-Casso, Longarone e Castellavazzo. Tali disposizioni possono riassumersi come appresso:
- sospensione della riscossione di tutti i tributi (erariali, comunali e enti vari) riscuotibili per ruoli dati in carico all'esattore delle imposte dirette;
- sospensione della riscossione dei canoni demaniali;
- sospensione delle procedure esecutive e della applicazione di sovrattasse in materia di tasse ed imposte dirette sugli affari.
Le predette autorità finanziarie predisposero anche l'effettuazione di un sopralluogo da parte di competenti Uffici Tecnici Erariali per una prima valutazione sommaria dei danni. Tale accertamento è stato successivamente approfondito e in atto; è quasi concluso per quanto attiene i danni subiti dalla totalità delle aziende industriali, commerciali ed artigiane già operanti in Provincia di Belluno.
Anche l'Ispettorato Ripartimentale del Corpo Forestale dello Stato ha effettuato una stima, necessariamente sommaria, del legname travolto e sparso lungo il corso del Piave.

L'opera dell'esercito nell'azione di soccorso per la catastrofe del Vajont

L'intervento dell'Esercito (4° Corpo d'Armata e Reparti del 5° Corpo d'Armata al comando del Gen. Ciglieri) che ha avuto inizio nelle prime ore successive alla catastrofe, si è articolato immediatamente in varie direzioni, in relazione alla scomparsa di qualsiasi forma di vita organizzata nella zona disastrata.

Igiene e sanità

Sgombero dei feriti sulle formazioni ospedaliere, ricupero, disinfezione ed avvio delle salme verso i centri di raccolta; rimozione e sotterramento delle carogne di animali, distribuzione di medicinali alla popolazione. Per le suddette operazioni sono stati utilizzati numerosi automezzi, notevoli quantitativi di disinfettanti nonchè personale ufficiale, sottufficiale e truppa; inoltre vari medici militari sono stati a disposizione diretta delle popolazioni.

Assistenza

Sono stati distribuiti mediamente 2500 razioni viveri al giorno, nonché viveri di conforto, bevande, panini imbottiti, coperte ed effetti letterecci.
Èstata assicurata la fornitura di acqua potabile fino alla riattivazione del servizio normale.

Collegamenti

Nel periodo di massima estensione (18-25 ottobre) una imponente rete ha assicurato i collegamenti telefonici e radio (con ponte e stazioni radio) con varie località ed enti.

Trasporti

Oltre ai servizi di emergenza svolti direttamente dalla Polizia Stradale ed incluso il servizio Fortogna-Castellavazzo in sostituzione delle FF.SS. tra il 10 ed il 23 ottobre a mezzo elicotteri, sono stati trasportati ingenti quantitativi di masserizie e bagagli, nonché di corrispondenza per conto delle Poste Statali; sono state trasportate macerie, ghiaia, materiale da costruzione, sono state impiantate due teleferiche per il collegamento di abitati non più raggiungibili per strada.

Viabilità

I reparti dell'Esercito hanno attivamente concorso:

1) - al riattamento di tutta la viabilità della zona sinistrata (Faè-Castellavazzo con le due successive varianti di Pirago e di Longarone est, tratto Castellavazzo-Codissago-Diga del Vajont, tratto Pirago-Rivalta-Dogna Ponte Diga di Soverzene, viabilità interna minore);

2) - alla costruzione di due ponti metallici;

3) - alla costruzione di una passerella pedonale e di un ponte metallico tra Rivalta e Dogna;

4) - ai servizi di traghetto tra le opposte rive del Piave;

5) - alla organizzazione della disciplina del traffico;

6) - alla rimozione di migliaia di metri cubi di legname dai ponti e dagli argini e accatastati.

Sicurezza e compiti di Polizia

Il personale dell'Esercito, in forma massiccia, ha concorso anche per attuare la rete di osservazione ed allarme in zona Monte Toc e Diga; è stato presente costantemente in ogni paese isolato e colpito, per prevenire tra la popolazione l'insorgere della psicosi del disastro, particolarmente latente nelle prime notti, ha collaborato per la raccolta ordinata di tutti gli averi, i preziosi, le casseforti degli istituti di credito, gli incartamenti di qualsiasi genere, ogni tipo di masserizia che potesse portare al riconoscimento di persone o gruppi familiari, ha svolto compiti istituzionali di sorveglianza della zona sinistrata e di disciplina dell'accesso alla zona stessa; è intervenuto con mezzi per il miglior espletamento delle inchieste amministrativa e giudiziaria, ha partecipato al ripristino dei cimiteri in Pirago e Codissago.

Nello svolgimento di dette operazioni il comportamento delle truppe è stato ammirevole; l'azione dei militari si è tradotta non soltanto in un efficace aiuto materiale alle popolazioni sinistrate ma anche in una assistenza morale estremamente utile soprattutto nel periodo di reazione psicologica alle conseguenze del disastro verificatosi.

Conclusioni

Nel chiudere la presente relazione, si sottolinea che l'azione fin qui svolta, cui volutamente è stato conferito un carattere di immediatezza, conducendola con interventi personali dello scrivente e dei sub-commissari senza appesantimenti burocratici, se da una parte ha richiesto un notevole impegno e dispiego di energie ha consentito, dall'altra, di ottenere il pieno consenso delle Amministrazioni locali e di riportare tra le popolazioni un sufficiente grado di fiducia nell'azione del Governo.
Presso l'Ufficio del Commissariato, sistemato in 6 stanze messe a disposizione dall'Amministrazione Provinciale di Belluno, prestano servizio solo due funzionari: 1 Vice Prefetto ed un Consigliere di Prefettura; il personale d'ordine è composto da 1 archivista, due dattilografe e due uscieri.
La Direzione ed il coordinamento dei servizi viene attuato nel modo più semplice e rapido: attraverso contatti diretti con i dirigenti degli Uffici, degli Enti e degli Organismi operanti nella zona, attraverso riunioni collegiali nonché per mezzo di disposizioni impartite nelle vie più brevi. Si è evitata così la creazione di inutili diagrammi e si è preservatala funzionalità di ogni Ufficio, Ente o Organismo interessato non sottraendo loro alcun compito di istituto.
Il Commissariato è costantemente informato sullo svolgimento delle attività degli Organi dello Stato e locali, anche mediante periodistiche relazioni, di cui si riserva di trasmettere un estratto al fine di rendere nota, nel complesso, l'azione finora svolta a favore delle popolazioni del Vajont.
Azione che, salvo pochi casi, è stata condotta con prontezza e capacità, grazie anche alle direttive impartite agli Organi periferici dai Ministeri competenti. È stato inoltre possibile assicurare un carattere di continuità all'azione meritoria svolta in un primo tempo dalle Forze Armate con il passaggio graduale della direzione alle normali Autorità di Governo, senza alcuna ripercussione negativa.
È stato così possibile, sul piano politico, attraverso una responsabile azione improntata ad assoluta obiettività, eliminare le punte polemiche a sfondo propagandistico che avevano notevolmente appesantito la atmosfera nei primi giorni susseguenti il disastro.

          Il Commissario del Governo per la zona del Vajont

(On. Avv. Giacomo Sedati)



0 Fonte: "Protagonisti", rivista edita da ISBREC (BL) e reperita attraverso la biblioteca dello IFSML di Udine, che ringrazio.

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