LETTERA di BRUNO AMBROSI

Oggi le giornaliste rappresentano un abbondante terzo della categoria, e in molti giornali sono protagoniste, nella cronaca come nella politica. I\iTon era certo così trenta e più anni fa quando quella firma -Tina Merlin- appariva spesso sulle pagine di un quotidiano per di più "diverso" come "L'Unità", una firma e un giornale che si permettevano di mettere il naso negli affari della potentissima Sade, di insinuare che forse non tutte le cose erano state fatte in regola per quanto riguardava il grande invaso del Vajont, che c'erano rischi, e quali rischi, dietro quella grande impresa idraulica... Un comportamento strontato e irresponsabile, quello della cronista "rossa", una posizione autenticamente "partigiana" in un'epoca e in una zona che non poteva certo accettare questa voce fuori dal coro.
Giusto quindi che si meritasse una bella denuncia per quelle notizie false e tendenziose. Un po' meno giusto che quei giudici la mandassero assolta, quasi che quella donna, in fondo, non avesse scritto che cose vere.

Questo doveva essere, più o meno, il clima di quegli anni sessanta nel Bellunese timorato di Dio, sino a quel giorno della catastrofe, quando le previsioni e le preoccupazioni di Tina Merlin trovarono una tragica, apocalittica conferma nell'ondata che cancello' Longarone e gli altri paesi. Io imparai a conoscere il suo nome, i suoi articoli e, fuggevolmente, anche la sua persona nei giorni in cui mi occupai come inviato del grigio telegiornale unico di allora di quell'avvenimento. Lo dico subito: non trovereste traccia del suo insegnamento, delle sue verità nell'esame dei miei servizi di allora. Ero troppo inserito, troppo "borghese", troppo benpensante per poter sospettare che esistessero altre verità oltre a quelle che ci venivano fornite dalla Prefettura, dal Governo, dall'ENEL.

Ma gli articoli di Tina li avevo letti, e il tarlo di un benefico dubbio, sempre più prepotente, si era insinuato in me e in pochi giorni aveva trasformato l'irreprensibile giovanotto "benpensante" in un giornalista più critico, più maturo, meno disponibile a farsi servire, e a trasmettere, verità preconfezionate. Cito questa mia trasformazione, alla quale cerco di restare fedele dopo tanti anni, non per fare dell'autobiografismo spicciolo ma perchè il merito della metamorfosi è anche di Tina Merlin, delle sue battaglie solitarie e misconosciute, dell'esempio di coerenza e di determinazione che ha saputo dare, come ho appreso poi, nel corso di tutta la vita politica e professionale. Mi rincresce non essere qui con voi per dirvi di persona queste cose: intendo però ugualmente lasciarvi questa testimonianza che vuole essere un atto di gratitudine postuma nei confronti di una donna e di una collega che resterà nella mia vita come un grande, luminoso punto di riferimento.

BRUNO AMBROSI

Fonte: "Protagonisti", rivista edita da ISBREC (BL) e reperita attraverso la biblioteca dello IFSML di Udine, che ringrazio.

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